L’Associazione ValTurano Terra Nostra si sposta in provincia di L’Aquila?

“Come noto, il territorio della Valle del Turano è attraversato dalla Strada Turanense che parte da Rieti per raggiungere Carsoli costeggiando il Fiume Turano e l’omonimo Lago ricade dal 1927 nella provincia di Rieti, Ente appositamente creato dall’allora Governo nazionale con l’accorpamento di zone fino al allora appartenuti all’Umbria e all’Abruzzo. La Valle del Turano è una piccola zona dell’ex Stato della Chiesa composta da 11 comuni per un totale di circa 4.000 abitanti ufficialmente residenti ed un territorio di 210 km. quadrati, all’incirca l’estensione della città di Terni.

Storicamente l’economia della Valle è stata sorretta da agricoltura e allevamento, attività che davano il sostentamento appena sufficiente alle comunità locali e poco è cambiato con la creazione dell’omonimo lago (a parte il periodo di impiego di manodopera locale durante la costruzione della diga) fino al secondo dopoguerra. Nei primi anni ‘50 si aggiunsero poi le prime attività di ristorazione rivolte ad un turismo agli albori, legato principalmente alla Capitale. L’economia della Valle oggi si basa principalmente sulle occasioni di occupazione che offrono sia Rieti sia Carsoli in provincia dell’Aquila, con i loro nuclei industriali sorti nel secolo scorso; resiste poi un minimo di agricoltura e di allevamento derivante essenzialmente da iniziative di quei pochi giovani che hanno creato piccole imprese e che scommettono sul loro territorio perché legati per qualche motivo allo stesso. Resiste anche lo storico comparto del turismo, principalmente nell’area lacustre, con una offerta composta da ottimi ristoranti, B&B, locande e attività commerciali legate a questo comparto, ma che si attiva principalmente nel periodo estivo.

Tuttavia la china che ha imboccato da tempo la valle del Turano sotto l’aspetto socio economico, non lascia presagire nulla di ottimistico. Dalla seconda metà degli anni ’70 l’economia nazionale ha subito radicali mutamenti, si sono presentate nuove esigenze di vita e la Valle come altre aree interne non ha fatto eccezione a tutto questo: è così iniziata la corsa verso la città e verso nuove possibilità di trovare lavoro altrove. Conseguentemente l’aspetto demografico ha subito un tracollo preoccupante nella sua costanza: oggi i Comuni contano una media bassissima di residenti, a cui è seguito un inevitabile effetto domino per quanto ha riguardato i servizi: la sanità, la scuola, i collegamenti automobilistici pubblici, la connessione veloce internet, le attività culturali e sportive; tutto a discapito di un preoccupante abbassamento della qualità della vita dei pochi residenti rimasti.

E il ruolo della Politica in tutto questo? Lo Stato, la Regione e la Provincia non hanno sostanzialmente inciso sul miglioramento delle condizioni di vita di questo territorio: nessuna infrastruttura moderna, i collegamenti stradali con il capoluogo praticamente fermi al ventennio, una insistente percezione all’interno della Valle di finire relegati in una posizione marginale (in tutti i sensi) rispetto ad altri territori della provincia di Rieti. L’unica Istituzione che in qualche maniera teneva unito il territorio vallivo era la presenza della VIII Comunità Montana detta appunto “del Turano”, ma a seguito del recente riordino amministrativo voluto dallo Stato, anche questa è stata resa non più operativa, con il conseguente annullamento di un ultimo baluardo di proposta e di confronto politico territoriale a tutela degli interessi dei suoi abitanti.

Così oggi il sentimento che pervade gli abitanti della Valle del Turano è quello di permanente incertezza e precarietà, di un senso di abbandono, soprattutto da parte della “Grande Politica”, che evidentemente non la reputa neanche più un appetibile serbatoio elettorale come una volta causa il consistente e continuo depauperamento demografico. Ed ecco quindi che aleggiano nuove idee, si fanno nuovi ragionamenti e si prospettano nuovi orizzonti, grazie anche alla realtà nazionale e mondiale che suggerisce nuovi scenari, inutile negarlo. Ad esempio, una nuova idea cha volteggia come un rapace del Parco Naturale Cervia Navegna, altra opportunità che non ha dato i risultati sperati, dalla vista lunga è quella dell’approdo in altre realtà territoriali (almeno da gran parte dei comuni frontalieri): la Regione Abruzzo, vicinissima e invitante che fa al nostro caso. Può essere la svolta? E’ un’idea concreta e non una chimera: iniziative analoghe in altre parti d’Italia hanno avuto ottimi esiti.

Forse questa è l’unica opportunità che rimane almeno per gli abitanti del Centro e del Sud della Valle del Turano, una opportunità che questa Associazione ritiene di dover prospettare a chi opera nel territorio interessato: sindaci e consiglieri comunali, partiti politici, organizzazioni sindacali, associazioni varie e anche singoli cittadini interessati alle vicende pubbliche. E a tutti questi soggetti chiede di aprire un dibattito per verificare concretamente questa opportunità”.

Così nella nota l’Associazione ValTurano Terra Nostra