“Sono stanca di vedere mia figlia disabile subire ingiustizie anche a scuola!”

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E’ giunta alla redazione di Rietinvetrina.it la lettera scritta da una mamma stufa dell’ennesima ingiustizia subita dalla figlia disabile. Per rispetto della privacy nei confronti della famiglia e della scuola coinvolta nella vicenda, non riporteremo nè nomi o cognomi, nè il nome dell’Istituto. Questo anche per tutelare la bambina.

Riportiamo invece la storia raccontataci dalla madre per sottolineare ancora una volta, come facciamo da sempre, come sia necessaria un’educazione all’inclusione.

“Vi scrivo perché stufa dell’ennesima ingiustizia subita da mia figlia. La scuola media che frequenta la mia bambina ha organizzato un saggio di musica dove tutti gli allievi di clarinetto (corso extracurricolare) parteciperanno, tutti tranne lei. E’ stata volutamente esclusa dal professore. Giustamente contrariata dall’accaduto sono andata a chiedere il perché di tale decisione, spiegando tra l’altro che mia figlia ha una diagnosi funzionale dove le è stato diagnosticato che la ragazza ha una bassa autostima e ovviamente questo tipo di atteggiamento nei suoi confronti non l’aiuta di certo a rafforzarla.

La spiegazione che ho ricevuto del professore è stata: <<La ragazza non è allo stesso livello degli altri, inoltre non ha molto fiato.>> Non contenta della spiegazione ho rimarcato ancora una volta che ci troviamo in una scuola media che i ragazzi frequentano per imparare e che se fossimo stati al Conservatorio non avrei certo protestato. Quindi ho cercato di spiegare che in mezzo a tanti ragazzi (trattandosi di un’orchestra) certo non sarebbe spiccata una stonatura o il poco fiato di mia figlia, ma che un’occasione di questo tipo  l’avrebbe senza dubbio aiutata ad aumentare la propria autostima. A questo punto il professore ha cercato di giustificarsi dicendo che gli alunni sono tanti e che di sicuro aveva dimenticato di darle lo spartito. Credo onestamente che se avesse voluto farla partecipare al saggio l’avrebbe potuto fare in qualsiasi altro modo.

Così, ancora più  contrariata, ho chiesto come avrebbe fatto, a questo punto, a partecipare al saggio se non le era stato consegnato lo spartito del brano e di conseguenza senza essersi potuta esercitare. A questo punto il professore, non sapendo più che cosa dire, ha cercato di chiudere il discorso chiedendo cos’altro volessi e mi ha propinato vaghe scuse. Lo stesso pomeriggio decido di andare a fare le mie rimostranze alla Preside, la quale sapendo benissimo della situazione ha deciso di liquidare la cosa spiegandomi che il professore <<è molto stressato.>> Se volevo potevo farla chiamare da mia figlia in modo che lei ed il corpo docente le avrebbero potuto porgere le dovute scuse.

A questo punto, pensando alla risposta della Preside, mi pongo alcune domande:
– I docenti non dovrebbero essere in grado di gestire lo stress senza nuocere agli alunni?
– La Preside non dovrebbe poter gestire o riprendere questi atteggiamenti sbagliati da parte dei docenti?
– Forse perché sono dei ragazzi e nel caso di mia figlia, anche disabile, tutto è permesso?

Non reputo giusto che solo perché professori si possano giustificare con <<è stressato>> oppure <<è strano sono momenti>>. Loro sono pagati per formare i nostri figli. Ora potrebbe sembrare una reazione esagerata alzare un polverone per un saggio scolastico, ma non si tratta esclusivamente di questo. Lo scorso anno mia figlia ha rischiato l’anno scolastico a causa del poco interesse della stessa Istituzione. Nel 2015 la mia bambina frequentava la prima media in un’altra scuola, in quell’occasione con tale Istituto scolastico iniziammo le pratiche per richiedere il sostegno scolastico (avendone lei diritto). L’anno successivo, per problematiche abitative le ho dovuto cambiare scuola (trasferendola nell’attuale). Al nuovo Istituto consegno tutta la documentazione scolastica e informo che la vecchia scuola frequentata da mia figlia aveva avviato la richiesta per il sostegno. L’entourage del nuovo Istituto mi tranquillizza dicendomi di non preoccuparmi,  in quanto questi sono temi interni che vengono trattati tra scuole.

Durante la seconda media, mia figlia, non avendo fisicamente il sostegno ha rischiato di essere bocciata, visti i suoi effettivi problemi. Così vado a chiedere delucidazioni al Provveditorato su come poter risolvere la questione, dato che la richiesta per il sostegno era stata fatta ma senza apparenti risultati. Dopo il colloquio mi viene detto che a loro risultava il sostegno approvato e che lo stesso Provveditorato lo avevano mandato alla vecchia scuola frequentata da mia figlia perché nessuno aveva dato istruzioni riguardo il trasferimento. Alla luce di queste novità, a fine anno, la ragazza precedentemente data per bocciata in modo tassativo, ha avuto un miracoloso miglioramento ottenendo la promozione.

Ora anche per questo episodio ho qualche domanda:
– Possibile che tra scuole non ci sia comunicazione riguardo temi tanto importanti come il sostegno per una ragazza disabile?
– Come mai il Provveditorato non era stato informato del cambio scuola?
– E’ mai possibile che non ci si preoccupi di ragazzi con problemi certificati chiudendo il discorso con: E’ stressato, Non dipende da me, Sono cose che succedono?

In conclusione, mi auguro che in questo settore, come in tante altre cose della vita, non si facciano divisioni creando figlie e figliastri. Però, purtroppo, noto con l’amaro in bocca, che chi batte i piedi più forte ottiene, mentre chi è timido e remissivo deve subire sempre, avendo al massimo delle sterili scuse.”

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