RIFLESSIONE DEL VESCOVO DI RIETI IN OCCASIONE DELLA SOLENNITA’ DELL’IMMACOLATA

Il Vescovo di Rieti Mons.Delio Lucarelli
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Nel pieno clima dell’Avvento la Chiesa ci invita a celebrare la festività dell’Immacolata. Secondo la dottrina cattolica Maria è stata preservata immune da ogni macchia di peccato, poiché il Signore, in previsione del fatto che avrebbe dovuto diventare la Madre del Cristo e in vista della sua morte e risurrezione ha voluto che fosse senza ombra di peccato, dunque senza neppure la traccia del peccato originale, in base alla quale tutti gli uomini sono inclini al male e dunque peccatori.

Fin dall’antichità la Chiesa ha celebrato questa festa, anche se nella tradizione latina alcuni ordini religiosi, nel passato, non hanno visto con favore tale concetto teologico.

L’8 dicembre del 1854 il Papa Pio IX definì il Dogma dell’Immacolata e da allora è una verità di fede certa a cui tutti i cattolici hanno l’obbligo di attenersi.

Al di là dell’aspetto dogmatico e dottrinale, tale ricorrenza offre lo spunto per alcune significative riflessioni in ordine alla condizione della donna nell’età contemporanea e alla Chiesa, chiamata ad essere senza macchia e senza ruga, pronta a testimoniare nel mondo la sua fedeltà al messaggio di salvezza affidatole da Cristo.

La collocazione della ricorrenza in prossimità delle feste natalizie la rende conosciuta e sentita, forse soprattutto come possibilità di dedicarsi agli acquisti o per un anticipo di vacanze da passare in famiglia o in viaggio, ma in realtà il significato autentico è di uno spessore che dà alla Chiesa l’opportunità di continuare a proporre l’insegnamento sempre attuale, con lo spirito profetico che le è proprio, che scaturisce dal Vangelo di Gesù.

In questi due millenni, nella nostra tradizione occidentale, la condizione della donna è molto migliorata, rispetto al passato, e il cristianesimo ha dato il suo originale apporto per la valorizzazione della donna e la sua liberazione, anche se non sempre i cristiani sono stati fedeli al Vangelo e hanno contribuito, in qualche modo, a limitare diritti e possibilità che devono essere riconosciuti alla donna, perché sia pienamente favorita la sua dignità e valorizzato al massimo quello che viene chiamato il «genio femminile».

Soprattutto con alcuni documenti del Magistero dei decenni passati, in modo particolare la Mulieris dignitatem di Giovanni Paolo II del 1988, sono stati aperti numerosi varchi, in vista della più ampia promozione delle donne.

Non possiamo tacere, tuttavia, che la dignità delle donne nelle famiglie, nei luoghi di lavoro e, a volte, all’interno della stessa Chiesa, sia spesso limitata, a  volte offesa e persino violata.

Per questo è nostro preciso dovere fare di tutto per rimuovere gli ostacoli ed eliminare gli abusi.

Purtroppo vi sono situazioni in cui, sotto la parvenza della libertà e di un consenso formalmente libero e volontario, si nascondono veramente le catene di uno schiavismo femminile che è contro le donne e al quale esse per prime devono ribellarsi. Si tratta di uno schiavismo maschilista pericoloso e dannoso, soprattutto per le giovani generazioni, legato prevalentemente allo sfruttamento del corpo e ad un distorto uso della sessualità, che nasce, non tanto e non solo da una questione ideologica di liberazione e di emancipazione sessuale della donna, ma quasi unicamente da ragioni economiche.

Ha la stessa matrice lo sfruttamento delle donne e della bellezza dei loro corpi nel campo della pubblicità e degli spettacoli che tendono a sminuire, se non addirittura ad offuscare, altre importanti qualità; è apparentemente meno scandaloso, ma non meno pericoloso e offensivo.

Stando a ciò sembra quasi superfluo sottolineare che la ricorrenza dell’8 dicembre è quanto di più femminile e – per certi versi – femminista si possa celebrare. Dio sceglie una giovane che sarà la Madre di Gesù e la rende immune dal peccato, come primogenita di una umanità nuova, redenta dal peccato e dalla morte.

Libera, responsabile di fronte alla vita nel suo grembo, sposa, umile, ma non per questo poco intelligente, generosa, pura: «Tota pulchra es Maria, et macula originalis non est in te»!

Sei tutta bella, o Maria, e in te non c’è nessuna macchia.

 

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