Medaglia d’oro ai reatini internati nel campo di concentramento di Terezin

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Nel 1943 dopo l’8 settembre rifiutandosi di combattere a fianco dei tedeschi si unirono con la resistenza locale nella guerra di Liberazione in Albania. Erano un gruppo di sei soldati: Attenni Leandro di Genzano (Roma), Battilocchi Cicioni Mario di Roma, Roveredo Bruno di Monte Reale Cettina (Udine), Vittorini Attilio di Penna San Giovanni (Macerata), Grillo Antonio nato a Rieti il 26 giugno 1916 e Bucciolotti Armando nato a Roccasinibalda il 11 aprile 1920.

A novembre 1943 furono catturati nei pressi di Leopoli (Polonia) dai nazisti e poiché avevano le armi furono processati e condannati a morte. Un sacerdote che, durante il processo, faceva da interprete, cercò di intercedere presso il comando tedesco alfine di ottenere la grazia, ma fu inutile.

Furono condotti in un vicino campo e costretti a scavarsi la fossa, poi mentre ricevevano il conforto religioso giunse una motocicletta tedesca con l’ordine di eseguire la sentenza in maniera del tutto casuale uno si e l’altro no, rimasero in vita Armando Bucciolotti , Antonio Grillo e Leandro Attenni che furono trasferiti ed internati presso la Piccola Fortezza di Terezin (Cecoslovacchia).

A Terezin i lavori forzati erano parte integrante della vita delle prigioni e inoltre erano afflitti da una fame costante che con il tempo causò una diminuzione di peso.  Nel maggio 1945, quando furono liberati dall’Armata Rossa, sia Antonio Grillo che Armando Bucciolotti pesavano meno di 40 kg e furono sottoposti da parte della Croce Rossa Internazionale, ad una alimentazione graduale durante la quarantena per tifo petecchiale e addominale.

Rientrarono a Rieti nel pomeriggio del 28 giugno, giorno della processione dei ceri per Sant’Antonio.

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