PRESENTAZIONE LIBRO “IO NOI LE ALTRE” DONNE PORTATRICI DI CAMBIAMENTO …

Io noi le altre
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Sabato 24 novembre alle ore 10.30 presso la Casa del Volontariato in piazzale Mercatanti 5 verrà presentato il libro "Io noi le altre" di Enisa Bukvić. Organizzazione a cura dell’ALS – Associazione Lavoratori Stranieri ( MCL Rieti) in collaborazione con ARI Onlus – Associazione Rieti Immigrant

interverranno: l’autrice Enisa Bukvić, Stefania Mariantoni Assessore Politiche Socio Sanitarie, Solidarietà & Integrazione del Comune di Rieti, Cristina Urbani assistente sociale Inail, Paola Mariangeli Casa del Volontariato Rieti. L’introduzione sarà a cura di Cornelia Rosiello, la presentazione di suor Stella Okadar, la postfazione di Olga Bisera Vukotic.

Il libro:
"Scrivo per superare i miei traumi. Cancellare le cicatrici emotive e rafforzare la fiducia in noi stesse significa amarci di più e amare di più gli altri. L’amore porta equilibrio e pace e questo ci permette di identificare i veri sogni che si trovano nel nostro profondo. Sogni che vanno pescati proprio per essere realizzati. Così si alimentano la creatività, l’entusiasmo e la soddisfazione. E si acquisiscono serenità, equilibrio, pace e felicità. La scrittura mi aiuta a fare il percorso necessario per trovare la strada giusta verso la felicità e la costanza. E io continuo a scrivere".

Dopo Il nostro viaggio. Identità multiculturale in Bosnia Erzegovina (Infinito edizioni, 2008), Enisa Bukvic continua a scrivere. Lo fa, di nuovo, partendo da se stessa, dalla narrazione appassionata di vicende personali, dalla descrizione dei propri sentimenti e di quei percorsi di cambiamento di cui, oramai, ha una più lucida percezione. In Io noi e le altre, continua a scrivere senza smettere di esplorare la propria identità "Non si finisce mai con il lavoro con se stessi e più si va avanti più diventa difficile scavare e capire le percezioni", dando prova di una sincerità a volte disarmante. Ma questa volta intende andare oltre: consapevole del fatto che l’«Io» da cui ha inizio il suo percorso scritturale e terapeutico è un io relazionale, non una monade isolata, la cui esistenza e il cui pieno sviluppo si attua solo attraverso il confronto con ‘le altre’, è pronta a concedere spazio proprio a queste ultime.

Eccola, allora, dar vita a una galleria di ritratti femminili nei cui volti si rispecchia di volta in volta; eccola, mentre cerca "d’entrare nei loro cuori, nella loro anima", soffermandosi sia sul dolore che sull’amore, sui sogni condivisi e sui progetti più o meno realizzati, su ciò che le unisce ma anche su ciò che le separa. Ma chi sono «le altre»? Sono bosniache, donne con le quali l’autrice ha condiviso l’esperienza sconvolgente della guerra, o ancora quella più indistinta della diaspora; ma sono anche italiane, donne nel cui vissuto è in grado di rilevare, al di là dell’apparente diversità, lo stesso legame indissolubile con la famiglia e i valori tradizionali che caratterizza le sue connazionali.

Tutte hanno avuto un ruolo più o meno importante nella sua vita e nel suo percorso di crescita personale. Nel narrare le loro storie, Enisa Bukvic si spinge fino a indagare il modo in cui si articolano le dinamiche relazionali all’interno dell’universo femminile, cercando di rintracciare gli elementi costitutivi di quel ‘noi’ sul quale fa leva ripetutamente. Rimanda a quei momenti della quotidianità più semplice (le lunghe chiacchierate sorseggiando caffè «alla maniera balcanica») nel corso dei quali si evocano memorie comuni ed esperienze condivise; a un’esperienza di legami al femminile che tuttavia si accompagna, troppo spesso, a una competizione distruttiva e a sentimenti negativi come l’invidia, la gelosia e la rivalità, frutto di quei complessi d’inferiorità che sono a loro volta il retaggio di una società in cui la donna è considerata ‘soggetto debole’.

Da qui, la riflessione sui rapporti non ancora paritari tra uomo e donna. Queste donne, secondo l’autrice, rappresentano la componente da cui può scaturireil processo di rinnovamento della società intera: le donne come quelle da lei descritte, capaci di grandi sfide psicologiche e fisiche e di risorgere di fronte a tutte le difficoltà, anche ai traumi più grandi della guerra, sanno mettere la propria energia al servizio della realtà in cui vivono (lo dimostra, a suo dire, la loro propensione a lavorare nel sociale).
«Sono partita dalla consapevolezza che noi donne siamo una grande forza e credo che la vita e il futuro su questo pianeta dipenderanno soprattutto da noi, dalla nostra crescita interiore, dalla crescita acquisita, dalla positività supportata dall’entusiasmo insito in noi, dai rapporti che intessiamo, in particolare con gli uomini» (pag. 17). La chiave di tutto, secondo Bukvic, sta nell’accettarsi e amarsi per quello che si è.

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