POSIZIONE DEBITORIA COMUNE-COOP.QUADRIFOGLIO, RIFLESSIONE DI ALCUNI CONSIGLIERI DI OPPOSIZIONE

Comune di Rieti
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Riportiamo un comunicato a firma di Antonio Perelli, Andrea Sebastiani – Lista Civica Perelli,  David Festuccia – Lista Città Nuove e Giuliano Sanesi – Pdl.

Gli articoli apparsi in questi ultimi giorni sui quotidiani locali riguardanti l’importanti posizione debitoria del Comune di Rieti nei confronti della Coop. Quadrifoglio e le dichiarazioni rilasciate dal Presidente della cooperativa stessa Chiattellino sulla gestione, a suo dire, “clientelare” dei servizi sociali impongono una serie e attenta riflessione sul futuro delle politiche sociali in Italia e negli enti locali e, quindi, anche nella nostra Città.

Da cittadini, prima che da consiglieri comunali, vorremmo tuttavia soffermarci sulle dichiarazioni rese dal Presidente Chiattellino che solo oggi afferma come gli venissero continuamente chieste assunzioni dall’ex Assessore Saletti in cambio di promesse mai mantenute di pagamento dei debiti pregressi da parte dell’Amministrazione Comunale.

Chiediamo al Sig. Chiattellino come mai egli si decida a parlare solo ora e non lo abbia fatto un anno o due fa; non sarà mica per il fatto che ha maturato la consapevolezza che i rapporti tra la Cooperativa e il Comune di Rieti saranno destinati nel medio termine a cessare e inoltre cosa gli impediva di rendersi conto quando assumeva personale, anche su eventuale pressione altrui, che quelle persone andavano poi, alla fine di ogni mese, retribuite dalla sua Cooperativa gravando ulteriormente sui propri bilanci? Attendiamo fiduciosi risposte.

Detto questo e tornando al problema del futuro delle politiche sociali, crediamo di poter tranquillamente affermare che il nostro sistema di welfare di stampo conservatore, o corporativo se si preferisce, che si caratterizza per una maggiore importanza attribuita nei processi di socializzazione dei rischi alla famiglia, alle associazioni e al volontariato e in cui l’intervento dello Stato si limita alle situazioni in cui viene meno la capacità della famiglia di provvedere ai bisogni dei suoi componenti, abbia bisogno di importanti correttivi.

Necessità resa ancora più impellente dalla impossibilità, sempre più marcata, di attenuare le disuguaglianze sociali.
Per chi non conosce la materia dobbiamo preliminarmente dire che i sistemi di welfare si differenziano tra loro in ragione del diverso ruolo attribuito dallo Stato alle potenzialità del mercato e all’azione delle famiglie.

Si avrà pertanto un sistema liberale, diffuso nei paesi anglosassoni, in cui i programmi pubblici di assistenza sociale non sono a carattere universale, verso tutti, ma le prestazioni erogate sono generalmente limitate ai soli individui in gradi di dimostrare il loro reale stato di bisogno.

C’è poi il sistema socialdemocratico che si distingue per l’obiettivo che si pone di protezione di tutti i cittadini in maniera indiscriminata, in base allo stato di bisogno individuale ed è un modello, che spesso si cita a riferimento, diffuso nei paesi dell’area scandinava.

Negli ultimi vent’anni la spesa sociale è aumentata in quasi tutti i paesi europei mentre le disuguaglianze sono sensibilmente aumentate soprattutto in Italia e nei paesi dell’area mediterranea, afflitti da servizi alle famiglie qualitativamente e numericamente inferiori a quelli offerti nel nord europa.

L’aumento della spesa sociale ha altresì danneggiato la crescita economica per via della dell’incremento della tassazione che essa comporta e favorito la perpetua dipendenza di coloro che dallo Stato attingono creando una sempre più numerosa platea passiva di beneficiari. La scelta politica di creare un welfare assistenziale e clientelare ha di fatto impedito al nostro paese la nascita e crescita di politiche sociali attive e l’incremento di servizi di qualità alle famiglie. Questo forse è accaduto in larghi strati del nostro tessuto sociale.

In che modo è possibile allora selezionare i giusti destinatari delle sempre più limitate risorse disponibili e con quali strumenti?
Occorre innanzitutto creare una seria task force che abbia il potere reale di sanzionare, cui sia permesso di incrociare ad esempio i dati delle utenze per verificare se venga pagato  il dovuto per la Tarsu e l’Imu. Assisteremmo, allora, al recupero di importanti somme da impegnare su altri fronti.

C’è il rischio in caso contrario che si perpetui l’ipotesi che alcune persone che vengano sistematicamente foraggiate nonostante possiedano, anche se non direttamente intestate, auto di grossa cilindrata a loro riconducibili, fabbricati donati a figli e parenti, titolari di conti correnti con decine di migliaia di euro che sistematicamente prima del 31 dicembre di ogni anno vengono svuotati per poi ricomparire con l’inizio dell’anno, professionisti che non pagano la retta dell’asilo nido dei figli o la pagano in misura inferiore al dovuto, perché rendono dichiarazioni ai fini Isee non veritiere, coniugi che si separano consensualmente, pur continuando a vivere sotto lo stesso tetto, per percepire prestazioni sociali dall’Inps e dal Comune che altrimenti non spetterebbero.

La revisione dell’Isee imposta dalla legge di conversione del decreto “Salva Italia” e che entrerà in vigore a partire dal 2013, diventerà un ausilio importante per selezionare i veri bisognosi che dovranno dimostrare il loro reale stato di bisogno attraverso la cd. prova dei mezzi. L’inclusione nel calcolo dei redditi esenti da imposte, oggi esclusi, la valorizzazione della componente patrimoniale posseduta sia in Italia che all’Estero e la differenziazione dell’indicatore per le diverse tipologie di prestazioni contribuiranno al miglioramento della sua capacità selettiva.

Accanto ad un’opera di asciugamento di privilegi, sprechi e clientelismi, credo infine che occorra più mix di pubblico e privato perché l’ente da solo non ce la farà più, soprattutto ora che il sistema famiglia è fortemente destabilizzato non più in grado, come un ventennio fa, di assolvere alla sua importante funzione di prioritario ammortizzatore sociale.

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