PIANI INTEGRATI, COSTINI: CERCHIAMO DI FARE UN PO’ DI CHIAREZZA

Chicco Costini
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Continuo a leggere comunicati e riflessioni sui piani integrati, che  lasciano fortemente perplessi, perché basate su dati assolutamente inesistenti, e prive di una visione d’insieme della problematica urbanistica della nostra città. Cerchiamo quindi di fare un po’ di chiarezza, mettendo qualche numero, intellegibile anche per chi non è laureato in ingegneria o architettura.

Considerando, che a torto o a ragione, il centro del problema è tornato ad essere lo zuccherificio (pur interessando i piani integrati una porzione molto più ampia di città, con un disegno complessivo di ricollegamento dei vari quartieri) confrontiamo i dati certi: in base al bando approvato dal comune di Rieti nell’area in questione, potrà essere presentato un progetto, incardinato in modo unitario con le altre due zone ex industriali, che potrà sviluppare una superficie edificabile massima, comprensiva del recupero e di nuova realizzazione, di circa 50000 metri quadrati, nei quali è compreso un 5% di edilizia sociale, un 27% di residenziale e nel quale il commerciale è sottoposto ai vincoli del piano del commercio, che impediscono la realizzazione di edifici per la grande distribuzione.

Applicando il piano regolatore si potrà, attraverso un piano di lottizzazione svincolato dalle altre due aree ex industriali, realizzare una superficie complessiva di circa 100000 metri quadrati, di cui un 40%-50% di commerciale, senza possibilità di intervento di limitazione da parte del piano del commercio. Va ricordato inoltre che nei piani integrati gli imprenditori dovranno realizzare delle opere pubbliche da donare al comune, che ovviamente non sono previste in caso di attuazione del piano regolatore. E’ evidente in quali dei due casi avverrebbe la vera cementificazione, e dove ci sarebbe il maggior guadagno degli imprenditori.

E’ altrettanto chiaro che l’opposizione ai piani integrati è, nella migliore delle ipotesi e al netto di retro pensieri, di natura totalmente ideologica, e che non riguarda in alcun modo la “Salvaguardia del suolo”. Detto questo, visto l’ostracismo di parte dell’attuale amministrazione per lo strumento dei piani integrati, prendendo spunto dalle considerazioni sull’utilizzo dei fondi da parte della Fondazione Varrone, e sulla necessità che queste risorse siano utilizzate sul territorio per favorire lo sviluppo, mi permetto di suggerire all’assessore Cecilia un’altra strada.

Mentre ero assessore organizzammo un convegno sulle STU, società di trasformazione urbana, strumenti urbanistici atti a recuperare ampie aree di degrado urbano; alla fine del convegno convenimmo che era uno strumento perfetto per intervenire nelle aree ex industriali, ma non attuabile nell’immediato per mancanza di fondi. Visti gli ottimi rapporti che intercorrono tra l’attuale amministrazione e la Fondazione Varrone, perché non provare a chiedere a loro le risorse per attuare questo progetto, recuperando così l’amministrazione comunale la possibilità di determinare lo stesso  nel solo interesse della città?

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