PETRANGELI: LA LEGGE 167/62 E LA SUA ETEROGENESI DEI FINI

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Simone PetrangeliAncora una volta il centrodestra di Rieti approva un provvedimento che rischia di essere viziato all’origine dal punto di vista della legittimità: senza che sia passata al vaglio della II circoscrizione nè che siano passati i 30 gg. dalla richiesta di parere previsti dal regolamento sul decentramento la delibera sull’ampliamento della c.d. 167, con l’avallo del Segretario Generale, è stata approvata a maggioranza.

Ma la sostanza è un’altra: a Rieti come in tanti altri Comuni l’applicazione della legge 167/62 ne tradisce i principi ispiratori, tesi a permettere l’accesso alla casa di proprietà anche alle fasce meno abbienti della popolazione ed a calmierare i prezzi del mercato immobiliare.

Come in una sorta di eterogenesi dei fini una legge fatta per agevolare il diritto alla casa delle fasce popolari rischia di diventare un regalo agli speculatori, tra prezzi di vendita che non si discostano da quelli di mercato e pseudo cooperative monopolizzate dai “soliti” costruttori.

Il provvedimento appena approvato dal centrodestra non è nient’altro che una speculazione edilizia mascherata come hanno cercato di spiegare i Consiglieri comunali di opposizione.

Il Comune di Rieti, come tanti altri, in perenne bisogno di reperire fondi per cercare di far quadrare il bilancio utilizza la leva dell’urbanistica convenzionata per incassare quelle somme necessarie a mantenere il bilancio comunale in precario equilibrio (senza contare i soliti contenziosi che si scateneranno sui costi degli espropri).

In una città che da 30 anni a questa parte mantiene un trend demografico sostanzialmente stabile (nonostante nel PRG si parli di una previsione di 80 000 abitanti) non è ammissibile che si continui a consumare territorio e spazi verdi senza una adeguata politica di recupero, riuso e ristrutturazione del centro storico e degli stabili esistenti.

Una città violentata e martoriata da una politica urbanistica delegata agli interessi dei privati e condizionata dalle necessità di fare cassa del Comune, nella quale si pensa prima all’edilizia privata e dopo ai servizi pubblici, le infrastrutture e la viabilità (sempre se rimane spazio!).

La città non ha bisogno di questi interventi, le esigenze abitative vere sono quelle delle centinaia di persone che sono in attesa dell’assegnazione di una casa popolare e per le quali l’unica risposta è l’edilizia residenziale pubblica.

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