Paris: “Calcagnadoro, Ferrari, i presepi ed altro una opportunità per Rieti e la Sabina”

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L’ingresso dell’anno nuovo per la città di Rieti sembra aver registrato segnali positivi sul fronte delle iniziative. Ieri sono andato a visitare la mostra permanente organizzata dalla Fondazione Varrone nel Palazzo Potenziani di via dei Crispolti. Il restauro di quel palazzo segnò per la Cassa di risparmio di Rieti l’inizio di una nuova attenzione per la cultura. L’iniziale sede della ricca Biblioteca che fu organizzata da Gianfranco Formichetti e l’uso delle belle sale per convegni e conferenze fece sperare sviluppi sempre più importanti. Ricordo il Convegno sugli Etruschi e sui proto-popoli dell’Italia centrale che registrò la presenza dei più importanti studiosi del mondo dell’Italia antica. Non si poteva trovare miglior sede per il suo svolgimento che si tenne anche a Magliano Sabina.

Poi è arrivata l’epoca delle Officine di largo San Giorgio e l’impasse che ne è conseguito. Un infortunio che non ci voleva. Ora La Fondazione ha deciso di mettere a frutto la notevole collezione di quadri del pittore reatino Antonino Calcagnadoro, ignota se non a pochi fortunati, che rappresenta una vera e propria bellissima sorpresa.

Così non solo i reatini, ma tutti i visitatori della città capoluogo della Sabina avranno un motivo di più per tornarsene a casa contenti di esserci venuti anche perché insieme ai quadri di Calcagnadoro sono stati esposti alcuni quadri del pittore Ettore Ferrari che a Rieti è un nome noto, ma sono pochi quelli che hanno potuto vedere qualche suo quadro. Ettore Ferrari era di origine reatina, ma a Rieti venne ad abitare solo negli ultimi anni delle sua vita nella magnifica villa situata alle pendici della Foresta, oggi restaurata e abitata dalla famiglia dello avv. Antonio Martelli che vi dedicò per vari anni le sue attenzioni. Ferrari poi è sepolto nel cimitero storico di Rieti in una tomba abbellita da un adeguato monumento.

La cosa più importante è che la mostra non è una iniziativa estemporanea che svanisce nel nulla dopo una breve apparizione, la Fondazione ha deciso di renderla permanente, cioè di dotare la città di Rieti di un museo di arte moderna dedicato a due pittori del primo novecento che hanno tutti i titoli per calcare degnamente il palcoscenico della storia dell’arte italiana.

Chi è venuto a Rieti in questi giorni di feste ha avuto modo di immergersi nell’atmosfera francescana del percorso di visita dei presepi da Greccio a Rieti città, ed aggiungere alla visita la conoscenza dei quadri del Calcagnadoro e del Ferrari. Se poi aggiungete a questo una visita ai principali monumenti della città, che non sono pochi, si ha l’impressione che qualcosa cominci a cambiare nel sonnacchioso panorama locale.

Per decenni la città si è adagiata nel pensiero che a queste cose ci dovevano pensare gli enti pubblici locali. Ora che ciò non sembra più possibile perché le casse del comune e della provincia sono vuote, finalmente ci si comincia a muovere su altri piani. Mons. Domenico ha fatto il miracolo di trovare chi ha concorso per realizzare la manifestazione presepiale e la Fondazione Varrone ha messo a frutto il patrimonio artistico fino ad oggi goduto solo da pochi privilegiati. Due entità non politiche che si sono date da fare a favore della città e della Sabina. E’ un buon segno.

Mi pare giusto inserire nel dibattito cittadino questi cenni di vitalità civica perché solo così forse questa nostra Rieti potrà riscattarsi da decenni di abulia e di torpore politico, come quello che ho segnalato domenica scorsa.

di Gianfranco Paris

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