Paolucci: Rieti ultima nel Lazio per reddito e produzione di ricchezza

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Con 16.584 euro, è Rieti la provincia del Lazio con il più basso valore aggiunto, decresciuto tra l’altro di 3,7 punti percentuali rispetto al 2011. Situazione che porta il reatino a collocarsi all’80° posto nella classifica nazionale, mentre rimane sostanzialmente invariata la sua influenza sulla ricchezza regionale.

Questo quanto emerge dal dossier “La dinamica del PIL”, realizzato dalla Uil di Roma e del Lazio, in collaborazione con l’istituto di ricerche Eures.

“Una situazione che se già risulta drammatica per il Lazio, lo è ancor di più per la nostra provincia – commenta il segretario della Uil Rieti, Alberto Paolucci – sono anni che la situazione continua a precipitare e che, contrariamente ai proclami politici, non si intravede alcuna ripresa. Anni in cui esuberi e licenziamenti sono andati aumentando e la crisi ha colpito duramente sia le singole famiglie, sia il tessuto produttivo, ulteriormente provato adesso anche dal terremoto che ha messo in ginocchio la già debole economia”.

Ma il declino riguarda purtroppo tutto il Lazio, dove – emerge nel dossier – negli ultimi quattro anni il Pil è costantemente in calo e influisce negativamente sull’andamento dell’intero centro Italia, il cui Pil, tra il 2011 e il 2015, è diminuito del 4,7%, a causa proprio del calo rilevato in Umbria (-7,7%) e nel Lazio (-6%).

Complessivamente il Pil nominale nella nostra regione è pari a 182,4 miliardi di euro, un dato che colloca il Lazio al secondo posto in termini di contributo alla creazione di ricchezza nazionale (pari all’11,1%), distanziandosi ampiamente dalla Lombardia che, con 359 miliardi di euro, rappresenta oltre un quinto del valore complessivo (il 21,9%), guadagnando 0,3 punti rispetto al 2011 (-0,4 punti per il Lazio).
L’analisi del Pil in termini pro-capite rivela un risultato ancora meno incoraggiante per la nostra Regione: con 30.967 euro di Pil per abitante, il Lazio scende infatti nel 2015 al quinto posto nella graduatoria nazionale, perdendo una posizione rispetto al 2011. Dinamica discendente che pare sia stata condizionata dalla flessione della spesa familiare (-3,6%) e di quella delle amministrazioni pubbliche (-2,2%). Ma è stato soprattutto il crollo degli investimenti (-17,3%) a influire negativamente sulla produzione di ricchezza regionale. Il peso degli investimenti (27,8 miliardi), infatti, è sceso di oltre 2 punti percentuali (15,3%).

“Investimenti che rappresentano il vero motore dell’economia – commenta Paolucci – senza i quali non si può pensare di produrre sviluppo né benessere sociale. Se gli investimenti sono fermi, e lo sono da anni oramai, significa che il lavoro è fermo. E ciò si ripercuote sui cittadini i quali non solo non usufruiscono di infrastrutture indispensabili, ma attraverso la tassazione pagano la negligenza di amministrazioni immobili e, a questo punto, incapaci di produrre reddito e servizi indispensabili.

Tra il 2014 e il 2015, a livello regionale, si evidenzia un arretramento soprattutto nei settori dell’industria in senso stretto (-3% sul 2014) e delle costruzioni (-1,7%), a fronte di una sostanziale stabilità del terziario (-0,1%) e di un discreto recupero nel comparto agricolo (+8,8%), dopo quattro anni di flessione. In crescita l’incidenza dei servizi che nel Lazio rappresentano ben l’84,9% del valore aggiunto complessivo (139 miliardi), evidenziando la forte vocazione terziaria del territorio (74,2% in Italia).

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