Nelle Sae guardando al futuro di figli e nipoti. La storia di Nuvoletta

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Non si ferma la ricognizione dei bisogni dei residenti nei comuni colpiti dal terremoto. Gli operatori della Caritas portano avanti sul territorio un’attenta opera di ascolto. Anche nelle aree Sae (Soluzione abitativa in emergenza), come quella della frazione amatriciana di Retrosi, dove vive Nuvoletta, una signora di circa 70 anni. Le è stata assegnata una casetta delle quattordici messe a disposizione delle famiglie che nella notte del 24 agosto hanno perso la propria abitazione. Ottanta metri quadrati in tutto, da dividere con la sorella, il cognato e i due nipoti.

«Ringraziando il Signore ci siamo salvati tutti», dice davanti ad un caffè, visibilmente commossa: «ci siamo arrangiati in cinque in un piccolo container, cercando più o meno di vivere come prima, senza abbandonare le tradizioni e la quotidianità che eravamo abituati a vivere, sempre e comunque tutti insieme».

La famiglia ha aspettato l’arrivo della Sae per più di un anno, ma «paragonandola al container dove ci eravamo sistemati sembra un castello». Anche se «non è il nostro tipo di casa: le Sae sembrano più adatte per il mare che per la montagna, o almeno per noi paesani. Ci manca il camino che tutti avevamo in casa, e soprattutto ci mancano le nostre cantine, dove mettevamo le nostre caciotte e dove ognuno di noi, rientrando dalla campagna, lasciava i suoi stivali».

È uno stato d’animo comprensibile quello di Nuvoletta, costretta ad abituarsi a una casa che sente sua: «mi sento in una casa, non a casa, non la mia; ci sembra di stare in vacanza, una vacanza che nessuno sa dirci quanto dura. Le chiamano soluzioni abitative di emergenza, per noi sono soluzioni abitative eterne».

Una considerazione dura, che richiede una pausa. Poi il pensiero torna a rivolgersi al futuro, soprattutto quello dei più giovani, dei nipoti che si ritrovano in un territorio devastato: «auguro loro la migliore delle vite – spiega – ma mi domando se, volendosi sposare, come coppia potranno mai avere una loro casa. La potranno costruire?».

Dubbi legittimi, di chi ha ha penso nel sisma ogni certezza, ogni riferimento, ma nonostante lo spavento continua a sperare per il meglio. Come lei molti altri anziani vivono nella consapevolezza di non poter vedere ricostruito il borgo tanto amato, certamente non com’era prima della notte terribile in cui la terra ha tremato. E tutti condividono le stesse ansie sul futuro dei figli e dei nipoti, ai quali è affidata la scommessa sul futuro di una terra bella e a suo modo generosa, ma anche difficile.

FONTE: andareoltre.org

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