LSU, Sebastiani: la soluzione va trovata a livello politico

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In occasione dell’ultima seduta della Commisione Bilancio e Personale, dedicata alla vicenda dei lavoratori ex LSU ed ASU impegnati dal Comune di Rieti, tutti, e ribadisco tutti, prendemmo l’impegno di non strumentalizzare, maggioranza e minoranza, i tentativi che l’Amministrazione stava portando avanti con la Regione Lazio per cercare di trovare una soluzione più indolore possibile, che impedisse l’interruzione repentina e traumatica dei rapporti di lavoro “atipici” in essere.

Non posso però esimermi dal fare alcune considerazioni, dopo aver ascoltato le parole pronunciate dal Sindaco di Rieti e dall’Assessore Bigliocchi durante l’assemblea pubblica convocata con organizzazioni sindacali e lavoratori venerdì scorso, all’indomani della minacciosa missiva della Regione Lazio che invoca l’illegittimità degli atti amministrativi, non dimentichiamo, da essa stessa posti in essere.

Sia il Sindaco, in perenne campagna elettorale, che l’Assessore al personale hanno sottolineato a più riprese, la forzatura e la superficialità con cui la precedente Giunta Emili ha portato avanti la trattativa che ha tuttavia permesso a 24 lavoratori, oltre a 23 ex LSU della V comunità montana di essere stabilizzati, termine a dire il vero un po’ improprio, per un triennio più altri eventuali 2 anni.

Nessuno di costoro, nell’attimo stesso in cui avveniva la critica, hanno avuto il buon senso di dire che la precedente amministrazione ha concesso comunque una possibilità occupazionale, anche se a termine, a queste persone e alle loro famiglie e che le responsabilità, che certamente ci sono state, non sono da ricondurre alla politica di centro destra, ma, è evidente, ad errori ed incapacità di qualche dirigente regionale.

Errori peraltro reiterati nel tempo visto che, da dicembre 2011 fino a febbraio di quest’anno, almeno per quel che riguarda il Comune di Rieti, l’amministrazione regionale ha sempre rimborsato le anticipazioni di cassa sostenute dagli enti utilizzatori.
Altrimenti non si spiegherebbe come mai tutti i Sindaci, di tutti i comuni ricadenti nel territorio regionale, di qualsiasi colore politico, e quindi anche di centro sinistra, abbiano preferito dare corso a quell’accordo nel momento in cui gli veniva proposto, piuttosto che lasciare nel cono d’ombra della disoccupazione decine di loro concittadini.

Come non si capisce altresì per quale motivo l’attuale amministrazione abbia dato corso, ad agosto 2012, alla firma dei contratti che hanno legato questi lavoratori al Comune fino a dicembre 2014.
Evidentemente perché ritenevano che la salvaguardia dell’interesse dei lavoratori era in qualche modo prevalente rispetto a quegli atti, seppur viziati.
Perché, se così non fosse, e vi era la piena convinzione che quei rapporti andavano cessati ad ogni costo (come sempre sostenuto dai 17 lavoratori che non sono rientrati nell’accordo, denunciandolo in ogni sede competente), si configurerebbe un danno erariale in capo all’Ente a cui dovranno essere chiamati a rispondere attuale assessore e dirigente al personale e dirigente del settore finanziario che ha mensilmente firmato i mandati di pagamento in favore dei lavoratori stessi.

Da ultimo non è stata certamente una buona idea consigliare ai lavoratori ex una lunga ed infruttuosa querelle giudiziaria contro la Regione, che andrebbe semmai dagli stessi intrapresa contro il Comune di Rieti che, a sua volta, agirà per rivalsa nei confronti della Regione. Ai più è parsa una malcelata volontà, tutt’altro che elegante, di lavarsene le mani conoscendo i tempi biblici della giustizia.

La soluzione va necessariamente trovata a livello politico, coinvolgendo tutti gli attuali attori istituzionali di Comuni e Regione; non credo che sia una missione impossibile reperire tra le pieghe del bilancio 10 milioni di euro complessivi per coprire il costo di tutti i 1300 lavoratori interessati fino alla fine del 2014.

L’esborso economico invece per il Comune di Rieti, per mantenere in vita fino a tale data soltanto i 24 impegnati in attività socialmente utili, qualora gli ex lsu dovessero trovare la salvaguardia all’interno di un accordo tra Regione e Ministero, si sostanzierebbe in poco più di 200 mila euro.

I cittadini dovrebbero chiedere alla Regione il taglio dei compensi dei dirigenti, che sfiorano e, in alcuni casi, sforano il tetto dei 200 mila euro l’anno e lo sfoltimento delle varie diarie ed indennità’ dei consiglieri regionali che ammontano ad oltre 12 mila euro al mese.
Visto che i pasti caldi gratis sono finiti per tutti, come tiene spesso a sottolineare l’assessore Degni per giustificare i vari tagli al bilancio, credo che sia arrivato il momento di applicare la mannaia per tutti, non solo per i cittadini di Rieti.

Un’ultima considerazione, che certamente causerà a più d’uno un eccesso di bile, mi permetto di farla: riterrei veramente di basso profilo se emergesse, anche a distanza di tempo, che tutta questa operazione sia scientemente orchestrata.
Per indossare la maglia del vincitore, nel caso in cui si riesca a trovare la soluzione, anche parziale al problema.

In tal caso riconoscerei meritoria comunque l’azione intrapresa dal Sindaco. O, peggio, se fosse la “scusa” per dare il benservito ai lavoratori, qualora si siano scelti proprio questi giorni, a ridosso della fine dell’anno, per mettere tutti di fronte al fatto compiuto.

1 Commento
  • gli ex lsu occupati nei vari enti della provincia reatina sono la bellezza di 18, 20 anni che lottano per un posto di lavoro stabile.E’ vergognoso giocare con la vita delle persone.A TUTTI quelli che occupano una posizione per poter decidere della nostra vita:è ora di stabilizzarci,sono 18, 20 anni che aspettiamo,non condannano quelli che prendono le mazzette figuriamoci se si assume personale precario da così tanto tempo………ma per piacere……basta

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