L’Ars politica e la teoria dello scarpone

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Gli appassionati di calcio la conoscono bene: e una delle iatture più temute dai tifosi. È la fronda anti – allenatore. Nasce dentro lo spogliatoio e, proprio come nella famosa aria de “Il barbiere di Siviglia” di Rossini cantata da Don Bartolo, da venticello – “un’auretta assai gentile”, canta la memorabile aria – finisce per diventare un fiume in piena che travolge il malcapitato tecnico, fosse anche il piu prestigioso e vincente. A proporla, in genere, è il calciatore più influente. Il senatore, come dicono gli addetti ai lavori o, se più di uno, i senatori. Famosa – per ricordarne qualcuna recente e clamorosa – quella del Leicester dei miracoli di Claudio Ranieri, a cui non è bastato vincere la prestigiosa Premier League con una banda di neofiti del pallone per esser risparmiato. Con lui Carletto Ancelotti, vincitore di champions e scudetti, travolto dal malumore dei vari Ribery, Robben, Muller, Boateng e Hummels e cacciato in malo modo dall’opulento Bayern Monaco.

Forse è li dentro, in quegli spogliatoi – frequentati prima da giocatore, poi da allenatore – che Sergio Pirozzi ha preso spunto per lanciare la sua mirabolante idea politica: fedele al suo simbolo, lo “Scarpone” (calzatura assai adatta a defenestrare i “non graditi”) il “piccolo sindaco di Amatrice” (come si è autodefinito) ora novello Don Bartolo ha trovato la soluzione all’impasse politica regionale. E non importa se il tecnico in questione si chiama Nicola Zingaretti ed è stato da poco rieletto presidente della Regione con il voto di 1.018.736 elettori del Lazio, ovvero circa dieci volte di più dei voti raccolti dallo stesso Pirozzi. Con buona pace delle regole democratiche, della dialettica politica e della capacita di raccogliere consensi, per lui la soluzione è quella dello spogliatoio: via il tecnico, 0-0, palla al centro. E tutto ciò con tanto di sigillo notarile ed annessa “battuta” circa la facilità della soluzione e la sua gratuità (“Per chi ci sta ho già trovato il notaio, quindi l’iniziativa sarà anche a costo zero per tutti!”: testuali parole).

Infine, il “coupe de theatre”: una volta fatto cadere “democraticamente” Zingaretti, lo stesso non si potrà più candidare, avendolo già fatto due volte! Come dire: la formula magica; la pietra filosofale; la ricetta della pozione di Asterix! Ricetta, quella sfornata in quattro e quattr’otto, con tanto di morale tipo filmone americano della Hollywood degli anni d’oro: “per chi non accetterà – tuona – vorrà dire invece che sono altre le dinamiche in gioco. In questo modo scopriremo anche, una volta per tutte, chi ha accordi sottobanco con chi. Io non ho necessità di poltrone, di sistemare parenti o amici”.

Ad ascoltarla, la proposta di Pirozzi, sembra proprio la classica fronda nata li, negli spogliatoi fumosi di vapore e sudori; tra una battuta e l’altra. Invece no, è tutto vero. Tutto certificato, con tanto di confessione: “la mia è una mossa politica per riportare al voto la Regione”. Cosa possa esserci di “politico”, in una proposta simile, è sinceramente assai difficile persino scorgerlo. Se difatti una democrazia si regge sui principi inviolabili della rappresentatività e della “quasi – sacralità” del voto libero e segreto, un’iniziativa del genere – che tali principi oblia e calpesta in modo indefesso – nulla ha a che fare con il concetto di politica come “ars construens” della polis. Essa è distruttiva in se; “sfascia” e non ripara: perché delega ad un notaio i destini di una collettività. Annichilisce un’assemblea regolarmente eletta, così impossibilitata ad esprimere le proprie opinioni e le proprie idee “in nome e per conto dei cittadini elettori”.

Con un mero artifizio impedisce a un soggetto regolarmente eletto e legittimato a governare e a svolgere i compiti che le persone, con il loro voto, gli hanno assegnato. E poi, per dirla tutta, chi spiegherà ai cittadini perché si dovrebbe tornare a votare immediatamente con ciò sovraccaricando di inutili, ingenti spese le già esangui casse regionali? Gli antichi greci, che la politica nella sua forma democratica hanno inventato, la definivano “politikè tekné”, ove τέχνη sta per “arte” ed il politico era “l’artista per eccellenza”.

Nel giorno in cui, quarant’anni fa, fu rapito dalle BR Aldo Moro e sterminata la sua scorta, il pensiero va a lui, al grande statista, artista sopraffino della politica stroncato sulla soglia della sua opera somma, del suo capolavoro, quello delle “convergenze parallele” con il PCI di Enrico Berlinguer. Politico “alto” che non conobbe altre stanze se non quelle della democrazia rappresentativa. Onore a lui ed ai martiri della scorta.

F.S.P.

1 Commento
  • Gaetano Fratangelo

    La stessa lucida analisi non è stata usata dai media quando fu fatto fuori l’ ex sindaco di Roma Marino, con la stessa procedura notarile e “annichilita” l’ assemblea capitolina, ovvero il consiglio comunale. Questa è faziosità.

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