IL VICEPRESIDENTE DELLA PROVINCIA PASTORELLI SCRIVE AL MINISTERO DELL’AMBIENTE

Oreste Pastorelli
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“A seguito della richiesta di codesto Ministero del 31.01.2011 prot. 0003251/UL pervenuta a questa Presidenza in data 09.02.2011 prot. 5791 relativa alla interrogazione degli On. Zamparutti, Beltrandi, Bernardini, Farina Coscioni, Mecacci e Maurizio Turco inerente l’alluvione nel reatino verificatasi nel Dicembre 2010 si comunica quanto segue.

Effettivamente la mattina del 2 Dicembre 2010 si convogliava sulla valle del Turano e sulla città di Rieti una grossa piena che si incrementava di 40 mc/sec rilasciati da E-ON dalle paratoie del lago del Turano. La superficie invasa dalle acque (valle Turano e piana reatina), insieme a varie abitazioni e infrastrutture agricole e artigianali, valutabile in oltre 7.000 ettari con conseguenti ingenti danni tanto chè il Comune di Rieti e la scrivente Amministrazione hanno rispettivamente richiesto lo stato di calamità in data 13.12.2010 e 07.12.2010.

I dati denunciati sui mezzi di informazione, sulla pericolosità relativa alla possibile tracimazione del lago del Turano, risultano oggi confermati anche dallo stesso gestore degli invasi E-ON, non solo  nell’entità dei 180 mc/sec in ingresso sul serbatoio del Turano indicati nella interrogazione ma con punte addirittura di 270 mc/sec (allegato 1) mentre le possibilità di rilascio erano di 40 mc/sec. Quantità quest’ultima che contribuiva a mettere in crisi i collettore di valle della diga con conseguente allagamento sopra detto.

E’ pertanto evidente, essendosi ridotto il franco per la tracimazione ai pochi centimetri indicati nella interrogazione in parola, che solo poche ore di pioggia di intensità analoga a quella caduta in quei giorni avrebbe determinato la tracimazione del lago con conseguenze devastanti sia per Rieti che per Terni e la Capitale, poiché avremmo avuto riversato a valle dello sbarramento l’intero afflusso che lo ripetiamo, ha raggiunto i 270 mc/sec..

Tutto ciò pur non avendo rilevazioni ufficiali sulle quantità di piogge cadute che attestassero una intensità eccezionale, ma anzi, secondo l’istituto Carlo Jucci dell’Università di Perugia deputato alle rilevazioni pluviometriche, la piovosità media era attestata al 15.12.2010 a 1.224,8 mm (allegato 2) quindi appena al di sopra delle medie annuali ed è stata superata per ben dodici volte nel corso degli ultimi 55 anni.

In queste condizioni, l’autorità di Bacino del Fiume Tevere nella sua valutazione del rischio idraulico-idrogeologico della Provincia di Rieti con nota del 01.02.2011 prot. 0000296 pervenuta il 09.02.2011 prot. 5731 (allegato 3) comunicava:  “per quanto attiene gli invasi del Salto e Turano lo studio in questione stabilisce che volumi nell’ordine di 20 milioni di mc. (disponibili sia presso il Salto che il Turano) sarebbero sufficienti a regolare piene di tempo di ritorno minore di cinquanta anni in corrispondenza rispettivamente di Rieti e della zona a valle della stessa città ma questo solo nelle condizioni di reticolo di valle efficiente idraulicamente di contro in condizioni di reticolo idrografico non completamente efficiente, come si riscontra praticamente da notizie pervenute, nella situazione attuale, almeno per i tratti del Salto e del Turano subito a valle delle dighe sarebbe necessario riservare capacità di laminazione almeno doppie pari a 40 milioni di mc., allo scopo di ottenere una riduzione del livello di rischio fino a tempi di ritorno di cinquanta anni nelle zone soggiacenti al fiume Velino”.

Lo stato di abbandono totale del collettori Turano e Salto a valle delle dighe, nonché dello stesso fiume Velino, (che sono di competenza della Regione Lazio – ARDIS) risultano quindi del tutto incongrui nelle sezioni di smaltimento. Ove si volesse da parte della Regione Lazio  ‘ARDIS procedere al ripristino delle relative officiosità, oltre a costi valutabili in decine di milioni di euro, si richiederebbero dei tempi assai lunghi, incompatibili, a nostro parere, con le necessità di salvaguardia della sicurezza della città di Rieti, Terni e Roma.

L’ Ufficio idrografico e mareografico della Regione Lazio nella nota del 30.12.2010 prot. 116984 (allegato 4) trasmessa a questa amministrazione in data 13.01.2011 prot. 1476 afferma:
 “ dall’esame dei diagrammi si evince che l’evento stesso non può essere qualificato come “estremo”, vale a dire, più nello specifico, come caratterizzato da intensità di precipitazioni di eccezionale entità (grosse cumulate in intervalli concentrati): in effetti il tempo di ritorno di precipitazioni di pari intensità non supera i cinque anni”.

Alla luce di quanto esposto è di tutta evidenza la necessità assoluta che si provveda da parte della Regione Lazio, titolare del potere di rilascio e revisione dei disciplinari degli invasi in parola, provveda tempestivamente alla revisione dei medesimi imponendo al gestore E-ON s.p.a. di raddoppiare la capacità attuale di laminazione degli invasi nel senso del raddoppio di quella attuale soprattutto nel periodo 1 novembre 31 marzo.

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