IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO PROVINCIALE GIORGI PER IL PASSAGGIO DAL DIRE AL FARE

Carlo Giorgi

Pubblichiamo integralmente la lettera giunta in redazione a firma del consigliere IdV nonchè presidente del consiglio provinciale Carlo Giorgi:

Il sottoscritto Giorgi Carlo nella carica di consigliere provinciale dell’I.d.V. e per la carica di Presidente del consiglio provinciale, effettuata una ricongiunzione politica-amministrativa riferita alla drammatica situazione economica che sta attraversando la nostra nazione e di conseguenza tutte le istituzioni in essa ricomprese, ritiene doveroso partecipare alla ricostruzione del futuro dei nostri figli così come i nostri padri hanno fatto per noi.

Consapevole che si può fare sempre meglio e di più, ho ritenuto compiere un gesto formale e sostanziale, nel modesto tentativo di essere protagonista attivo del passaggio dal DIRE al FARE.

Con la presente comunicazione ufficiale e irrevocabile, coinvolgendo le figure preposte alla funzione dispositiva, dichiaro di rinunciare, e pertanto rinuncio, alle somme legittimamente messe a disposizione dei i gruppi consigliari  per attività politica, relativamente al gruppo I.d.V. che rappresento, ed anche alle somme destinate all’ufficio di presidenza del consiglio. Il tutto meglio specificato come segue:
1) riconsegna del computer portatile;
2) disattivazione della scheda telefonica nella modalità di chiamate in uscita;
3) rinuncia all’intero importo spettante al gruppo I.d.V. per l’anno corrente a disposizione dell’ufficio di Presidenza del consiglio per l’intero anno in corso;
4) riduzione del 50% del rimborso spese;
5) riduzione del 10% per l’importo percepito quale indennità di carica.

Sono consapevole che questa mia decisione può facilmente prestarsi a varie letture, prima fra tutte quella di un atto dal sapore “demagogico-populista”, ma ritengo che, ferma restando la mia convinzione che le risorse che sostengono l’attività politica debbano essere e restare di natura pubblica (mi spaventa, proprio in termini di capacità e possibilità di rappresentanza, l’idea di formazioni politiche sostenute esclusivamente da finanziamenti privati), in un paese dove la parola d’ordine sembra essere “dia buoni consigli, chi non può dare cattivo esempio”, sia doveroso dare il buon esempio. I

n un paese dove la pressione fiscale arriva a superare il 50% del reddito di artigiani, professionisti ed imprese, dove le banche creano ricchezza (la propria) su carta, dove i cittadini sono sempre più schiacciati da una perdita spaventosa del potere d’acquisto di salari e stipendi (e qualcuno ha anche la sfacciataggine di proporre la ricetta dell’incremento dei consumi), dove chiudono gli ospedali, dove si perdono posti di lavoro, dove ognuno di noi non ha più la minima speranza di pensare alla futura condizione dei propri figli se non in termini peggiorativi rispetto alla propria condizione, è giunta l’ora di distinguere il legittimo contributo (quello alla politica) dal privilegio, è giunto il momento di rimettere ogni cosa al posto che le spetta, di riconsegnare alla politica, quella con la “p” maiuscola, il primato sull’economia, di ridisegnare una scala di valori che veda l’interesse generale della collettività al di sopra di tutto e soprattutto al di sopra degli interessi di lobbies e potentati.

Questa decisione vuole essere quindi non una soluzione, ma un messaggio: un messaggio rivolto soprattutto a tutti quegli “addetti ai lavori” (i vari esponenti politici) che rispetto a vicende che determinano sdegno e riprovazione nelle coscienze dei cittadini, paiono cadere dalle nuvole, rilasciano dichiarazioni ed assumono atteggiamenti che sarebbero convincenti solo se questi si fossero appena ridestati da un lungo sonno durato decenni. Vuole essere una dimostrazione che tutti possiamo fare un gesto costruttivo rinunciando a qualcosa, nel momento in cui i cittadini rinunciano a tanto, nel momento in cui acquistare i libri di testo per un figlio che frequenti la scuola secondaria superiore può incidere nella misura di un terzo sulla mensilità di un funzionario pubblico. Vuole essere un atto che alimenti un dibattito politico in coloro che non fanno altro che giustificare il loro operato, nel tentativo di renderli consapevoli del fatto che ormai il mondo sta cambiando, che la gente si trova oltre la soglia della disperazione e che necessita avviare una nuova stagione politica che veda protagonisti uomini e donne disposti ad impegnarsi per dare un aiuto alla nazione e non per perseguire il proprio interesse e perpetuare i propri privilegi. Che c’è la necessità di ridare alla politica una classe dirigente di qualità, che non abbia paura di essere osservata, esaminata e sottoposta alla verifica costante dei cittadini e, perché no, della giustizia.

Che il perpetuarsi di questa situazione può condurre ad una triste deriva (la condizione economica e finanziaria mondiale ha troppe similitudini con la grande depressione del 1929) della quale ogni coscienza democratica ha il dovere di non ritrovarsene responsabile. E’ giunta l’ora che le varie istituzioni siano rappresentate da politici che sappiano svolgere il proprio mandato senza aumentare i costi della politica. Penso a tutti coloro che lasciano il posto di lavoro per svolgere un mandato che diventa oneroso per i bilanci delle amministrazioni dove vengono eletti.

Concludo ricordando che questo fatto non è accaduto nell’amministrazione provinciale di Rieti, dove una giunta oculata ha saputo interpretare questa esigenza anche in tempi non sospetti; tanto che di concerto con il Presidente Melilli, il segretario generale, il direttore provinciale ed i vari funzionari, con la collaborazione di gruppi consiliari, si sono ridotte drasticamente le spese in tutte le sue forme, a partire dalle convocazioni fino ad arrivare allo svolgimento delle commissioni consiliari regolamentate così come i consigli, durante l’orario di lavoro degli uffici, in modo da non aumentare i costi del personale.

Spero che il mio partito in primo luogo, le amministrazioni e gli amministratori in genere, apprezzino la chiarezza e la trasparenza del mio operato amministrativo e che anche altri enti o istituzioni dove l’I.d.V. è presente facciano proprio questo comportamento.

Con rinnovato impegno concludo mettendo ancora a disposizione del mio partito la mia persona per il futuro, per altri eventuali impegni amministrativi, sicuro di poter dare un contributo decisivo all’auspicato cambiamento. Dichiaro sin d’ora di accettare la premessa riduzione di quanto mi spetta al 50% e di utilizzare nella vita pubblica, così come in quella privata, la sola carta di credito al fine di creare una completa tracciabilità e trasparenza. Ritengo anche che questo sia un elemento da inserire indispensabilmente nell’identikit del personaggio pubblico negli anni futuri.