Il corpo come un TAMBURO per suonare la PACE tutti insieme        

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Una mattina certamente da non dimenticare quella del 21 marzo, trascorsa nella piazza del Comune di Rieti insieme a tanti bambini e adolescenti, per ricordare le vittime della mafia. Una mattina segnata da un sole primaverile che ha scaldato i cuori di tutti, piccoli e grandi, un cuore scaldato anche dalla solidarietà verso tutti coloro che hanno subito male e violenza. L’iniziativa dal tema “Tamburi di Pace” è stata coniugata in modo originale in quanto ha inteso valorizzare e usare il corpo come un vero e proprio tamburo.

Gli alunni del Liceo Musicale dell’Istituto Magistrale di Rieti “Elena Principessa di Napoli”, coordinati dal M° Riccardo Colucci, in attesa del corteo di studenti e autorità, organizzato per la ricorrenza di cui appena sopra, hanno invitato tutti i presenti a imitare alcuni loro gesti e movimenti, così da utilizzare il proprio corpo come uno strumento musicale. È il corpo il primo e più antico strumento musicale che l’uomo abbia conosciuto e oggi in molti ne hanno avuto consapevolezza.

L’evento, che ha coinvolto sia i bambini della scuola dell’Infanzia “Sacchetti Sassetti”, che quelli della scuola dell’Infanzia e Primaria dell’Istituto “Bambin Gesù”, ha avuto raggiunto anche altri due obiettivi: da una parte avvicinare tutti gli ordini di scuola ad un’attività di vera e propria promozione della cultura della pace, dall’altra ha concluso l’attività di alternanza scuola-lavoro delle 3C del Liceo delle Scienze Umane e della 3° del Liceo Economico-Sociale. Sul palco anche un gruppo di studentesse dell’Istituto Magistrale che con canti, musica e movimenti ben coordinati, hanno ricordato a tutti il valore della pace come luce che abbatte il buio e cerca di superare ogni ostacolo pur di affermarsi.

“La manifestazione che si svolge qui a Rieti ogni 21 marzo, è resa possibile anche con la collaborazione degli Istituti scolastici. Bisogna essere consapevoli” dichiara il sindaco Simone Pertangeli, “che il fenomeno della pace non è circoscritto ad una parte del paese ma riguarda tutti. Inoltre l’impegno contro le mafie e contro le ingiustizie è uno strumento che ci fa riscoprire il senso di appartenenza ad una comunità e da questo punto di vista le giovani generazioni sono le protagoniste, sono loro alla base del cambiamento e della trasformazione, dai giovani deve partire questo grido di pace e la consapevolezza che è necessario ribellarsi ad un fenomeno qual è quello mafioso che rischia di compromettere il nostro futuro.”

Testo a cura del gruppo Reporter a Scuola: Sara Mattei e Erika Vannimartini.

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