I RAGAZZI DELLA VIA GLUCK INDIGNATI DALLE DICHIARAZIONI DELL’ASS.CECILIA

Il ragazzo della via Gluck
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Un plauso alla trasparenza del nuovo sito del Comune di Rieti, dove, con la pubblicazione della biografia di ciascun assessore, è stato possibile leggere anche la concezione che l’Ing. Cecilia ha degli anni in cui ha vissuto nel Quartiere di Quattrostrade, “…

All’inizio degli anni ’80 sono stato "deportato" con la famiglia alle Case Popolari di via Lama a Quattro strade. Non ho mai saputo chi fosse il progettista di quell’orrendo complesso di palazzoni grigi, all’epoca in piena campagna, né quale fosse il malato disegno di politica urbanistica che spinse ad esiliare tante incolpevoli persone in un ghetto così lontano dalla città, dai giochi e dagli amici…”

Lascia esterrefatti, basiti e indignati, quanto scritto dall’Ing. Cecilia che trasforma il valore di certe realtà periferiche, figlie tra l’altro di giunte a lui vicine, in concetti di “deportazione” e “ghetto”; se quelli che emergono sono i valori alla base dell’azione amministrativa dell’Assessore Cecilia, Assessore all’Urbanistica e Lavori Pubblici, siamo indotti a pensare che il suo interesse per la città sia spinto da atteggiamenti e principi classisti e non certo da ampie vedute, come dovrebbe essere per chi invece si impegna ad amministrare la città.

Oltre al disgusto che da cittadini provocano l’utilizzo di certi termini, l’Assessore manifesta la sua non conoscenza del significato profondo di alcuni concetti; “la deportazione” (con le doverose scuse alle vittime che il concetto racchiude e a quanti ancora oggi si impegnano nello studio della verità storica dei vari periodi) non è un semplice trasferimento, come per sua stessa indicazione, in una casa popolare che, come egli dovrebbe ben sapere viene assegnata su richiesta delle famiglie stesse e da sempre è la risposta sociale delle istituzioni al diritto di una dimora dei cittadini; per “ghetto” egli saprà, si intende un’area in cui per convinzione o costrizione, vivono persone considerate di un determinato retroterra etnica. Per quanto sopra espresso l’Ing. Cecilia dovrebbe tener ben presente che per un amministratore, i cittadini, nonché utenti, che scelgono i servizi del centro, quelli che scelgono la tranquillità della campagna e quelli che scelgono la modernità della periferia, hanno uguale dignità sociale, culturale e politica.

Inoltre negli anni successivi, frequentando il liceo di S. Francesco, l’Ingegnere sembra non voler apprendere, dai coetanei del Liceo di Piazza Mazzini, che “periferia” deriva da due termini greci “περι” intorno e “φέρειv” portare, che indicano il valore di definizione che i quartieri limitrofi danno al centro per costruire e delineare una città in tutte le sue caratteristiche.

Continuando a visionando attentamente la biografia dell’Assessore, si legge di zone di quartieri con terre di “un altro popolo”, “di ritorno dal Purgatorio…” come è ben chiaro l’entusiasmo per l’esperienza extra-urbana e la malinconia e il disagio per il ritorno a Rieti, dove però, nonostante “l’impossibilità di sopravvivere con le modeste risorse che offre il territorio” ha collezionato, come si evince dall’elenco da lui indicato, incarichi pubblici e privati… non certo “modesti”.

Il Sindaco Petrangeli, del quale l’Assessore decanta l’amicizia, che di quartieri “periferici” come Villa Reatina è da sempre riferimento, può condividere che il “biglietto da visita” di un Assessore strategico della sua amministrazione abbia in se tanti e tali pregiudizi? In contrapposizione, tra l’atro con quanto espresso dal vice sindaco Pariboni su “l’individuazione di processi di partecipazione inclusivi di tutti i cittadini, gli attori economici e sociali del nostro territorio, le cui aspettative non possono essere disattese da un governo che ha fatto della partecipazione, della trasparenza e delle legalità le linee guida della propria azione politica”.

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