Gli studenti del Liceo Linguistico al “lavoro” con dirigenti dell’ONU e FAO

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L’esperienza fatta con il progetto Romun2015, ovvero la simulazione dei lavori delle Nazioni Unite a Roma dal 16 al 19 ottobre, che ha coinvolto 20 studenti del triennio del liceo linguistico di Rieti, è una di quelle che lasciano il segno. Questo non solo per la full immersion nella lingua inglese nella quale sono stati condotti tutti i lavori, non solo per la presenza di dirigenti di organismi internazionali quali la FAO e l’ONU o di personaggi del calibro dell’ex ministro degli esteri Frattini o del presidente Napolitano, ma perché per i ragazzi è stata un’esperienza reale di vita.

Gli alunni avevano precedentemente scelto il paese o l’organizzazione che desideravano rappresentare e l’argomento che volevano dibattere fra i 6 proposti: sfamare l’umanità, raggiungere la parità di genere, proteggere l’ambiente, rendere vivibili le città, promuovere l’innovazione tecnologica, assicurare la dignità sociale. Un breve riassunto delle giornate di lavoro può dare un’idea più chiara di quello che essi hanno vissuto.

Giornata n.1: la sorpresa. La prima giornata si è svolta nella sala conferenze della FAO dove i 500 studenti delle scuole superiori e università provenienti da 60 diversi paesi sparsi in 5 continenti sono stati accolti dalle autorità con discorsi ufficiali in lingua inglese. I relatori si sono soffermati sugli aspetti più rilevanti per la vivibilità sul pianeta Terra, tra i quali la pace e la democrazia, e sulla necessità di uno sviluppo sostenibile. Il momento più emozionante è stato quando i partecipanti sono stati invitati ad alzare dei cartelli con la scritta Bridgesnotwalls, ponti, non muri, riferito evidentemente a quanto succede ai migranti arrivati in Europa. E’ seguito un messaggio di benvenuto del Papa e una video conferenza dall’Expo di Milano con la presenza del ministro Gentiloni, il presidente Mattarella e il segretario delle Nazioni Unite Ban-Ki- Moon. I ragazzi erano visibilmente lusingati di far parte di un evento così rilevante conclusosi con un’elegante cena nel palazzo del CONI.

Giornata n. 2: lo shock. La seconda giornata prevedeva 2 tavole rotonde per gli studenti delle superiori, la prima, più numerosa, su come promuovere l’uguaglianza fra i sessi nel mondo, la seconda su come affrontare i problemi del pianeta, primo fra tutti i cambiamenti climatici. Qui i nostri ragazzi si sono trovati a reggere il confronto con coetanei preparati sugli argomenti, estremamente fluenti nella lingua, disinvolti nel parlare in pubblico e abituati alle procedure ONU.
Il disagio era palese nella loro espressione frustrata e impaurita. Già nel pomeriggio, tuttavia, hanno capito che il vero problema non era la lingua ma l’estraneità a procedure e gergo sconosciuti.

Giornata n. 3: la ripresa. La terza giornata prevedeva ancora interventi e dibattiti moderati e spontanei finalizzati alla stesura di un documento comune da inoltrare al segretario generale dell’ONU da parte delle simulazioni giovanili delle Nazioni Unite che si tengono in varie città del mondo. I più timidi hanno partecipato a dibattiti informali fra i ragazzi, 4 fra i più coraggiosi hanno preso la parola davanti all’intera platea. In ogni caso tutti hanno partecipato, tutti hanno passato il sabato sera a dare il loro contributo individuale alla stesura del documento finale e, alla domanda se sarebbe loro piaciuto ripetere l’esperienza, hanno tutti risposto di sì.

Giornata n. 4: il relax. La giornata conclusiva ha avuto luogo nella sala conferenze del Ministero degli Esteri e ha visto la presentazione dei documenti finali delle diverse tavole rotonde, i saluti delle personalità, gli interventi dei ragazzi e i ringraziamenti. La serata si è conclusa con un gala party al quale i ragazzi sono arrivati elegantissimi e sorridenti.

Il giorno successivo 6 degli studenti hanno partecipato alla visita all’Expo. In questi quattro giorni così intensi e insoliti i ragazzi siano cresciuti molto, nella lingua ma soprattutto in umanità. Hanno imparato a vincere lo scoramento, a confrontarsi e lavorare insieme, ad assumere punti di vista diversi dal proprio, a rispettare le altrui culture ed individualità in uno spirito di cooperazione e rispetto. Hanno inoltre imparato che i risultati sono frutto di lavoro e impegno, che non bisogna delegare ma assumersi le responsabilità in prima persona. Hanno infine gettato uno sguardo sul mondo e i suoi problemi, fiduciosi che insieme potranno farcela a risolverli e hanno chiesto a gran voce il cambiamento da veri fighting sons of the United Nations come li ha orgogliosamente definiti il presidente Napolitano.

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