FONDI AI GRUPPI REGIONALI. GIORDANI: IL CONSIGLIERE GATTI CI RACCONTI CHI LI DECISE

Gianfranco Gatti
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Nelle cronache della bufera che ha travolto il consiglio regionale, sono entrati, a livello diverso, tutti e tre i consiglieri regionali della provincia: Lidia Nobili tirata in ballo da Fiorito, ma anche Cicchetti che ha detto la sua cercando di smarcare le sue responsabilità politiche; mentre Mario Perilli non rimarrà nell’ombra, dato che rivestiva l’importante carica di tesoriere del gruppo PD.
Tutti loro hanno gestito, in maniera diversa e che la magistratura accerterà, i fondi messi a disposizione.

Ma messi a disposizione da chi? – a chiederlo è Marco Giordani di Sabina Radicale – la competenza è, per la legge regionale 6/73, dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale. L’Ufficio di Presidenza era composto da 6 membri: 4 di maggioranza (due PDL, uno della Lista Polverini ed un UDC) e 2 di minoranza (un PD ed un IDV).

Perciò stupisce – continua Giordani – che la figura che manca nelle cronache sia quella del consigliere "frontaliero", quel Gianfranco Gatti (consigliere provinciale "per" PDL e noto alle cronache nazionali per un tentativo di scasso della legge elettorale comunale) che è stato eletto a Tivoli con la Lista Polverini e che era proprio uno dei sei dell’Ufficio di Presidenza che, a detta della Corte dei Conti, in cinque sedute tra il 2010 ed il 2011 ha deliberato l’aumento delle cifre assegnate ai gruppi, passandoli da 1 a 14 milioni.

Queste sedute e queste delibere sono però tuttora "segrete", indisponibili anche ai consiglieri regionali radicali che ne hanno fatto richiesta di accesso. Come si è votato, all’interno di questo Ufficio di Presidenza? C’è qualcuno che può chiederlo al consigliere Gatti?.

A questa domanda – conclude Marco Giordani di Sabina radicale – forse dà risposta, pur sbagliando il bersaglio quando addita i capigruppo, lo stesso consigliere Cicchetti che pubblicamente si chiede: "dov’erano gli altri capigruppo di minoranza? Senza il loro consenso non si sarebbe potuto verificare quanto oggi si contesta perché certe decisioni o vengono prese all’unanimità o non trovano attuazione".

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