“Educational Tour” alla Riserva Navegna e Cervia

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Il 25 maggio 2018 nuovo “Educational Tour” alla Riserva Monti Navegna e Cervia.

Ritrovo dei partecipanti a Collalto Sabino e visita del borgo (non sarà possibile accedere all’interno del castello). In mezzo ai folti boschi della verde Sabina, arroccato a circa 1000 m di altezza, si trova il paesino di Collalto Sabino. Il suo nome deriva dalla collocazione sul colle omonimo (Collis Altus) e indica anche i suoi primi signori, o domini, che diedero origine alla baronia, i Collalto.

In seguito a delle scorrerie saracene, gli abitanti costruirono una primitiva torre di difesa attorno alla quale si costituì il moderno centro abitato di Collalto Sabino. Il monumento principale da visitare è, infatti, il Castello baronale di origine medievale, con torri e cortine merlate, rielaborato nel XV-XVI secolo ad opera del barone Alfonso Soderini che, oltre al
palazzo, fece rimaneggiare anche la rocca per trasformarla in fortezza. All’interno del Castello c’è un ampio parco con un antico pozzo e, sulla sommità, il maschio dal quale si gode di un vasto panorama in cui lo sguardo può spaziare dal Gran Sasso al Terminillo e alla Maiella. Sempre al XV secolo risale la cinta muraria che racchiude le antiche case di pietra del centro, caratterizzato da stretti vicoli in selciato in cui si possono ammirare gli splendidi portali in pietra delle abitazioni, capaci di riportare i visitatori indietro nei secoli.

• Ore 10:30
Trasferimento a Paganico Sabino visita del Museo e riprese del Fosso dell’Obito Paganico Sabino sorge nel verde dei Monti Carseolani, a 720 s. l. m.: separato dalla vicina Ascrea dalle profonde Gole dell’Obito e situato in posizione dominante sul Lago del Turano, offre al visitatore un quadro paesaggistico incantevole e a tratti quasi surreale.
Il borgo di Paganico Sabino ha l’aspetto tipico del castrum medioevale, con vie strettissime protese verso il suo punto più alto, e cioè il luogo che presumibilmente fu della rocca, oggi occupato dalla Parrocchiale di San Nicola.

L’Obito, che in dialetto locale è chiamato “Jovetu”, è un profondo e suggestivo canyon che si apre tra il Monte Cevia ed il Monte Filone. La leggenda narra che proprio qui si consumò una terribile strage ai tempi delle invasioni saracene:
“Mentre gli armati passavano laggiù tranquilli e sicuri, i montanari cominciarono a rotolare enormi massi che schiacciarono la più gran parte di quegli uomini”. Per attraversarlo, dalla Chiesa dell’Annunziata si imbocca un antichissimo sentiero (l’antica strada comunale Paganico–Ascrea –Marcetelli -Collegiove) che ridiscende nella gola
dell’Obito tra i Monti Cervia e Filone. Dopo poche centinaia di metri si incontra la “Mola” e la sorgente “Fonte della Signora”. Il sentiero attraversa il fosso dell’Obito su un antichissimo ponte “ponticchiu a pèé” e poi risale all’interno della gola superando un secondo ponte (ponticchiu a Capu). In prossimità del punto più impervio della gola,
in alto sull’impervia parete si trova “U Niu e l’Aquila”, dove fino agli anni ’50 si hanno tracce dello splendido rapace. Il sentiero prosegue in salita fino a giungere in località “Carecarone” ai margini del castagneto. Da lì si biforca. Un ramo risale fino a Fonte Pietrafinola (i cosiddetti “Trocchi” -980 mt. circa) e consente di continuare verso Collegiove o salire in vetta

• Ore 11:30
Escursione a monte Antuni, visita del labirinto e del museo Completamente abbandonato e quasi inaccessibile fino al 1990, l’antico borgo di Antuni sta riacquistando sempre maggior interesse grazie all’opera di restauro degli edifici più importanti quali il Palazzo del Drago e la corte bassa. Terminato il restauro nel dicembre del 1999, i lavori hanno avuto seguito grazie ai fondi del Giubileo 2000. Infatti, negli anni seguenti, iniziarono i lavori di recupero delle mura,
poste nella parte destra dell’abitato, dell’antica mulattiera che conduceva al centro del borgo, della torretta, e di molti insediamenti abitativi. Oltre ai numerosi ruderi delle case che formavano il nucleo centrale di Antuni la visita continua verso l’eremo di San Salvatore, attraverso un sentiero che richiede una scarpa da trekking.

L’escursione verso l’eremo riporta quasi al livello del lago, tra stupendi specchi d’acqua che si aprono tra gli alberi, fino all’eremo stesso, una grotta naturale che nasconde al suo interno un altare e due affreschi del 1600. Così, durante la visita di questo paese scomparso, ci si può rendere benissimo conto di che posizione godeva e quanti colpi d’occhio
offre tutt’ora sul vicino Lago del Turano. Lungo l’itinerario è possibile ancora vedere le mura delle abitazioni e ricostruirne mentalmente sia l’aspetto e la che la posizione. Risalendo la scalinata che conduce all’ingresso del borgo di Antuni, sulla sinistra, si incontra una cappellata dedicata alla madonna e poco oltre una pietra recante la scritta
“Quando il sole muore a ponente e il cielo si tinge di rosa sale leggera una Ave Maria e ferma un istante il corso affannoso della vita”.

Questa pietra dava il benvenuto alla Comunità Incontro di Don Gelmini che nel borgo antico di Antuni ha avuto per pochi anni una delle sue sedi. La comunità era ospitata nel Palazzo (o castello) del Drago che con la sua mole è certamente il complesso più interessante da vedere. Completamente ristrutturato, si presenta per buona parte modificato, non solo nel suo aspetto ma anche nei suoi elementi architettonici e, come abbiamo già detto, per le finalità di utilizzo. Il Palazzo del Drago, a cui si accede passando sotto un archetto, era composto da un gran numero di sale, molte delle quali affrescate, da scalinate di pietra e contava in tutto ben 365 finestre. Tutta la struttura è ora visitabile anche internamente e, nella facciata è rimasto nell’aspetto originale solo il portale d’ingresso. Facendo il periplo
del palazzo, è possibile osservare anche gli antichi bastioni, rimasti nel loro aspetto primitivo e i contrafforti che si affacciano sul lago.

• Ore 12:30
Trasferimento a Castel Di Tora e buffet presso Ristorante “L’Angoletto”

• Ore 14:30
Trasferimento a Vallecupola e visita della Chiesa di Santa Maria della Neve (riprese panoramiche lungo il tragitto)
Vallecupola è una frazione di di 54 abitanti nel comune di Rocca Sinibalda. E’ un piccolo borgo dalle caratteristiche molto interessanti. La collocazione a 1000 metri lo rende quasi un paese di montagna sulla catena del Navegna. Tra le vie del borgo si respira aria di antico, di autorevolezza strutturale ma anche di comunità semplice ed accogliente. La
Chiesa di Santa Maria della Neve fa da elemento protettivo a tutto il borgo, infatti si trova proprio all’ingresso del paese.

• Ore 17:00
Trasferimento a Rocca Sinibalda visita del borgo e del castello Modellato dalla storia del Castello e dallo sperone di roccia in posizione dominate sulla Valle del Turano, Rocca Sinibalda è uno dei borghi più belli del Reatino. Una passeggiata lungo via degli Archi e via Sole permette di ammirare dal basso la maestosità della mura del Castello sul versante Est e sul versante Ovest, con lo sperone anteriore, i giardini pensili, i bastioni e il palazzo signorile.
Dalla via degli Archi una stradina laterale porta alla piazzetta sulla quale incombe la potenza impressionante della Coda dell’edificio, forse la più audace invenzione architettonica del Peruzzi. Da lì il Castello controllava con i suoi
cannoni i dirupi e la valle. Sempre da via degli Archi si accede in vari punti alla cinta esterna dei bastioni del borgo fortificato, a strapiombo sulla valle, che costituivano la prima linea di difesa del Castello. Sedute confortevoli e il silenzio invitano ad ammirare la valle che prosegue lungo la dimenticata Salaria vecchia, pochissimo trafficata, verso Rieti. Da Piazza della Vittoria, sede del Comune, si accede al Museo Agapito Miniucchi.

Nato a Rocca sinibalda nel 1923, questo medico novantenne ha creato tra Spoleto, Todi, Terni e Rocca una serie di opere in ferro, legno e pietra di stupefacente forza e modernità. Con lungimiranza, l’Amministrazione comunale ha dedicato allo scultore uno spazio ampio che valorizza una collezione permanente della sua produzione artistica. Da vedere assolutamente. Una sua opera in pietra è stata collocata al centro dei giardini della piazza, rinnovati di recente. Altre sculture di Miniucchi sono parte della collezione del Castello. Scendendo per la via del Molino si raggiunge il Turano, che ha perso molta della sua forza dopo la costruzione della diga che ha creato il Lago del Turano. E’ possibile passeggiare lungo il fondovalle. Si incontrano ancora i resti di un grande mulino ad acqua le cui mole sono state preservate portandole nei giardini del Castello.

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