CSM, TRIBUNALE DIRITTI DEL MALATO E ASS. PASS-AGIO: UNA SCELTA CONTRO LE PERSONE PIU’ INDIFESE

Centro riabilitativo
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L’imminente chiusura del servizio h 24 del Centro Salute Mentale della ASL Rieti, dalle ore 21 alle 8 di mattina e  nei giorni festivi, quindi,  i pazienti psichiatrici in crisi non troveranno più aperto un Servizio che possa accoglierli e gestire con tempestività i loro problemi.

Si tratta, secondo i dati del Servizio, di oltre 100 interventi l’anno a domicilio di pazienti in crisi acuta, per 20 dei quali, ad esempio,  non ci sarebbe stata  altra soluzione, in assenza di un Servizio del genere, che il ricovero nel reparto di Diagnosi e Cura psichiatrica in  Ospedale, con costi e conseguenze ben più onerosi -per la collettività, l’erario pubblico e gli stessi pazienti-  della spesa che la ASL affronta oggi per operatori e struttura.

Non solo, ci risulta che il Servizio notturno  e festivo del CSM svolge il compito delle terapie serali presso le 8 case famiglia psichiatriche ed alcune domiciliari, nonché l’accoglienza per i diversi pazienti che riescono a sfogare  le loro croniche crisi di ansia delle ore notturne recandosi presso il Centro, aperto a tutte le ore.

Certo non tutto va per il meglio rispetto al Centro Salute Mentale (CSM) e crediamo che vi sia un grave ritardo nella  riqualificazione degli interventi del Centro stesso,  in direzione, ad esempio, nella capacità di affrontare le nuove forme di psicosi che colpiscono sempre più i nostri giovani, troppo spesso affrontate con ripetuti ricoveri nel reparto ospedaliero di Diagnosi e Cura, a base di massicce dosi di tranquillanti e letti di contenzione. Ancora misure da “vecchio manicomio”, quasi sempre  inadeguate e dannose  per affrontare e migliorare le complesse condizioni di un ragazzo o di una ragazza di appena 20 anni.

Per ribadire altresì, la necessità di risolvere , una volta per tutte, la tendenza a chiamare sempre più di frequente il 118 e le “Forze dell’Ordine” nei casi di crisi acuta di molti pazienti, con conseguente TSO e ricovero in Ospedale,  a causa delle resistenze del personale medico ad affiancare il personale infermieristico negli interventi domiciliari.

Complessivamente, come più volte rappresentato nella Consulta per la Salute Mentale, occorre uscire dai meri schemi della sanitarizzazione degli interventi, per offrire vie d’uscita sociali (lavoro vero, formazione, organizzazione del tempo libero), ad esempio, ai giovani ed agli adulti oggi lasciati a casa a totale carico dei familiari privi di supporti minimi adeguati.

Non credendo, quindi,  che si possa giustificare la chiusura di un Servizio necessario -da sempre ritenuto innovativo rispetto ad altre realtà italiane- con la scusa delle sue insufficienze e delle sue inadeguatezze, chiediamo alla Direzione della ASL di soprassedere all’infausta decisione di chiudere il Servizio notturno e festivo del CSM e di intraprendere decisamente un percorso di aggiornamento e riqualificazione del CSM e dell’intero Dipartimento Salute Mentale.

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