CSM, CICCOMARTINO FP CGIL: IL “FURORE IDEOLOGICO” E’ DANNOSO A CITTADINI E UTENTI. A CHI GIOVA?

Gianni Ciccomartino FPCGIL Rieti
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Mentre si assiste alla diminuzione dei livelli di assistenza sanitaria  nel territorio (imminente chiusura del’Ospedale di Magliano), e mentre il destino di tanti precari della sanità reatina è appeso ad un filo, c’è chi non trova di meglio che rinfocolare un periodico “scontro ideologico” sulla gestione della psichiatria territoriale.
 
Scontro ideologico perché privare il territorio di un servizio psichiatrico attivo su 24 ore significa molto chiaramente non considerare il paziente psichiatrico un paziente “sanitario” ma quasi un sottoprodotto della società, che , alla bisogna, può essere tranquillamente, (anche se ciò è evitabile con l’intervento in loco di personale qualificato), ricoverato in maniera “coatta” nel reparto ci diagnosi e cura e sottoposto , magari , a contenzioni e quant’altro.
 
Basterebbe un confronto onesto per capire che l’attività svolta dagli operatori del CIM ha evitato centinaia di “ricoveri impropri”,  che si sarebbero invece verificati se l’intervento fosse stato prestato dal 118 o peggio ancora dalle forze dell’ordine. E allora il sospetto che dietro tanto “furore ideologico” nonché alla diffusione di dati palesemente taroccati ci siano ben individuabili interessi è più che legittimo.
 
L’interesse magari di qualche operatore medico cui è poco gradito essere posto in reperibilità per garantire un servizio su 24 ore (magari rendendo meno agevole la sua attività libero professionale). Sarebbe già abbastanza triste senza dover scomodare l’eugenetica nazista.
O degli interessi economici privati che proprio nel campo della psichiatria potrebbero riaffacciarsi a Rieti, viste le possibilità offerte nei meandri dei decreti Polverini.
 
Quindi possiamo dici d’accordo con quanto affermato da Costini soltanto quando dice che “è  arrivato il momento di ridimensionare quelle situazioni della sanità reatina che rappresentano più un privilegio per gli operatori che una necessità reale per i cittadini”, ma ribadiamo che tale concetto vada applicato in maniera seria e maneggiato con cura.
 
Cominciamo allora a far si che l’attività libero professionale dei medici ASL, (ci risulta che anche qualche medico del DSM svolga attività libero professionale “extramuraria” ) sia possibile solo a determinate condizioni, esercitabile solo nelle strutture della Azienda ASL (intramuraria) e strettamente collegata al meccanismo delle prenotazioni (CUP). Scommettiamo che la “domanda” di interventi ideologici che così spesso gli viene rivolta si ridurrebbe drasticamente?

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