Cisal: Infortuni mortali, norme sbagliate

Sicurezza sul lavoro
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“Gli infortuni mortali di questi giorni riportano prepotentemente in luce l’inefficacia delle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e l’insufficienza dei controlli. Il 2017 si è chiuso con una media di tre lavoratori al giorno che hanno perso la vita mentre prestavano la propria opera, morti che pesano sulla coscienza di chi negli ultimi anni ha legiferato in materia di sicurezza e vigilanza. Lo dichiara in una nota Marco Palmerini, segretario della Cisal di Rieti.

Partiamo per ordine, prosegue il Segretario Cisal, in momento storico di crisi occupazionale non può essere esclusiva del datore di lavoro la costruzione di alcuni strumenti di prevenzione. Penso ad esempio alla redazione del Documento di Valutazione dei Rischi, testo alla base della sicurezza e prevenzione nei luoghi e ambienti di lavoro. Questo documento scritto da un consulente pagato dal datore di lavoro, visionato dal Responsabile Sicurezza Prevenzione e Protezione anch’esso pagato dal datore di lavoro e infine ratificato dal Responsabile dei Lavoratori per la Sicurezza dipendente dell’impresa che non può non firmare per ovvie ragioni, non potrà mai essere uno strumento contenete regole o provvedimenti con un impatto importante sull’organizzazione e sulle casse dell’impresa. Per questi motivi l’elemento base della sicurezza è viziato in partenza e senza la possibilità di alcun intervento di organi terzi, salvo denuncia e questo per noi è il primo vulnus della norma vigente.

Parliamo ora dei controlli, continua Palmerini, in un momento storico di crisi nel quale molti imprenditori, oltre a tagliare i costi per la sicurezza, sono anche costretti a contrarre il costo del lavoro, facendo ricorso a lavoro nero, all’applicazione di contratti simulati o sotto inquadrati, non è tollerabile constatare un ginepraio di competenze che s’incrociano annullando ogni effetto. La vigilanza negli ambienti e luoghi di lavoro è affidata a vario titolo ad ASL, Vigili del Fuoco, Inps, Inail, Ministero del Lavoro, Carabinieri e forse ne dimentico altri, alle cui dipendenze gli Ispettori molto spesso non hanno neanche i soldi per la benzina per spostarsi o addirittura non hanno un’adeguata formazione e gli strumenti necessari. Risultato? Ci sono imprese che da 1996, anno in cui è stato emanato un primo testo unico sulla sicurezza, non hanno mai visto un ispettore al proprio interno. Una delle ragioni che in assenza di contestazioni o prescrizioni nelle migliori delle ipotesi, intasa gli uffici vertenze delle Organizzazioni Sindacali e purtroppo in alcuni casi è la causa d’infortuni.

I dati statistici sul lavoro non possono essere stravolti da chi ci governa, prosegue il Sindacalista, un’attenta lettura ci dimostra come la qualità del lavoro è in continua decadenza, aumentano gli occupati ma, diminuiscono le ore complessive lavorate, la retribuzione media mensile precipita a 1039 euro e i contratti a termini aumentano vertiginosamente. Pur di lavorare, in troppi casi si accettano condizioni di scarsa qualità retributiva e contrattuale, orari giornalieri improponibili e condizioni generali indecenti. Questi fattori sono la causa di stress e della conseguente distrazione, fonti primarie degli infortuni e delle malattie professionali derivanti da Stress Lavoro Correlato, Mobbing e Burn Out.

Fortunatamente ci sono anche tante realtà che hanno investito sulla sicurezza, conclude Palmerini, imprenditori lungimiranti che hanno intuito come la sicurezza e il benessere del lavoratore vanno a braccetto con una produzione di qualità. Per gli imprenditori meno attenti servono norme più efficaci e controlli più severi e costanti. Insomma, oltre a una buona Politica ci servono per gli oltre 4000 addetti alla vigilanza più risorse economiche e strumentali. E’ quello che ci aspettiamo da uno Stato civile.”

Marco Palmerini, segretario della Cisal di Rieti.

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