CICCHETTI: BOICOTTARE ECONOMICAMENTE CHI METTE IN GINOCCHIO LA SOCIETA’

Antonio Cicchetti
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Oggi, ore 17, visita alla Schneider electric. Musi lunghi, gente impaurita per il domani. L’azienda ha deciso di chiudere e in 180 si ritrovano con la sola prospettiva di un breve periodo di trattamento di mobilità. Altre aziende che lavorano nell’indotto rischiano la catastrofe.

Negli ultimi mesi sembra di ascoltare solo bollettini di guerra. E’ la guerra economica, non meno drammatica di quella guerreggiata! Si può morire sotto le bombe, per l’esplosione delle granate ma anche di stenti! E nel frattempo si diffonde, come un morbo contagioso, la depressione che colpisce i giovani che non vedono futuro ma anche padri di famiglia, alle soglie dei cinquant’anni, che temono di non poter più pagare il mutuo di casa o di non poter dare un’adeguata istruzione ai figli ma anche di non avere più i soldi per la spesa di tutti i giorni.

Di fronte a un flagello che sta sconvolgendo l’intera economia nazionale bisogna immaginare strumenti di contrasto nuovi. Non basta più lo sciopero, ormai ultracentenario, che non intacca né la credibilità né le potenzialità economiche di soggetti che vivono all’altro capo del mondo. Si sono rivelate inefficaci anche le manifestazioni di protesta, la cui eco non raggiunge quasi mai i destinatari.

E’ urgente ridimensionare il costo della bolletta energetica e quello del fisco ma anche prevedere l’uso di armi come il boicottaggio economico a carico di chi mette in ginocchio la società. Non si può più tollerare che grandi aziende italiane si riforniscano, per commesse miliardarie, presso chi getta sul lastrico centinaia di famiglie di connazionali.

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