APPROVATO AL SENATO L’ART.15

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RdB CUBIl Governo con l’articolo 15 del Decreto Legge del 9 settembre 2009 ha modificato l’art. 23 bis della Legge 133/2008 avente per oggetto la gestione dei Servizi Pubblici Locali di Rilevanza Economica. (Acqua, Energia, Gas, Rifiuti e Trasporto Urbano).
Tale decreto il 04/11/2009 sotto il massimo silenzio è stato approvato dal senato.
Lunedì 09/11/2009, approderà alla Camera dei deputati per essere discusso il giorno 16/11/2009.

La spinta privatizzatrice  iniziata già con la suddetta Legge 133, continua e si accentua con le modifiche apportate all’art. 23 bis. In sintesi, con tali modifiche,

1) Si annullano entro il 2010 tutti gli affidamenti a società miste nelle quali il socio privato non è stato scelto con gara.

2) Si annullano entro il 2011 tutte le attuali gestioni dei Servizi Pubblici da parte delle Spa a totale capitale pubblico.

3) Le partecipazioni da parte degli Enti Locali in Spa quotate in Borsa. devono obbligatoriamente scendere al 30% entro il 2012 (Es: Comune di Roma deve vendere entro la fine del 2012 il 21% delle sue azioni ad Acea spa, che diventerà il socio di maggioranza con il 70%, anche se in pratica lo è da sempre, soprattutto nelle decisioni da prendere.). Pena annullamento dell’affidamento.

4) Inoltre si inseriscono le Società Miste tra le gestioni ordinarie.

Tradotto: consegnare tutti i Servizi Pubblici degli Enti Locali in mano a speculatori privati.
Per i cittadini, già colpiti da una crisi economica che non hanno contribuito a creare ma che ne stanno pagando il “conto”, tale provvedimento rappresenta un ulteriore esborso economico, dovuto dal sicuro aumento delle tariffe della gestione dei servizi come (ACQUA, ENERGIA, GAS, TRASPORTI E RIFIUTI) che saranno privatizzati. Infatti il canone attuale sarà aumentato per effetto della quota di GUADAGNO, che spetta alla società privata che li prenderà in gestione. Oltre al fatto che nella stragrande  maggioranza dei casi in cui ci sono state già privatizzazioni di tali servizi, il risultato avuto è stato fallimentare. Infatti sono aumentate le tariffe e il servizio non è migliorato. Non sappiamo bene se in queste poche righe siamo riusciti a descrivere la gravità di tale decisione, certo che è scandaloso  l’ASSORDANTE SILENZIO che circonda questo provvedimento, soprattutto da parte di quei partiti politici che dovrebbero avere la funzione di “opporsi” a simili decisioni.

E’ bene ricordare che la volontà di “privatizzare” i Servizi Pubblici Locali nasce dal precedente governo di centro-sinistra con il Decreto Lanzillotta, che per esempio in materia della gestione del bene acqua, addirittura consegnava ai privati anche la proprietà delle reti. Non c’è quindi dubbio che un Decreto che costerà ai cittadini Italiani MILIARDI DI EURO,  si sta approvando con IL SILENZIO COMPLICE DI TUTTI.

Nella provincia di Rieti, come del resto in molte altre Provincie d’Italia, l’approvazione di tale decreto provocherà un cambiamento radicale. Pensiamo alle due società miste del Comune di Rieti, la Sogea spa (che gestisce il servizio acquedotti del Comune e che la cui gestione, già costa ai cittadini  reatini , che pagano l’acqua più di 1 euro a metro cubo) e ASM spa, che gestisce trasporto pubblico e rifiuti. Secondo tale Decreto, entro il 2012, il Comune di Rieti dovrà passare la sua maggioranza ai Privati, vendendo il 21% delle azioni.
 
Ma è da verificare anche il modo con il quale fu scelto il partner privato, in quanto se il Comune di Rieti nel momento della costituzione delle due società, no scelse il socio privato con gara, ma direttamente, tali affidamenti  sserebbero entro il 2010. A farne le “spese” di tale provvedimento, anche le due società “fantasma” a capitale pubblico, costituite dall’Amministrazione Provinciale, che dovevano avere l’obiettivo di  stabilizzare LSU, create con l’assenso dei Sindacati Confederati (CGIL-CISL-UIL) che fino alla scorsa primavera (guarda caso prima dell’elezioni provinciali) non si erano mai occupati della vertenza LSU, ma che si sono sbrigati a firmare un contratto per la costituzione di due società “vuote” (in tutti i sensi) e che dipendono totalmente dal contributo della Regione Lazio (che già ha smesso di erogare) e che ha costretto l’Amministrazione Provinciale ad accendere un mutuo per pagare gli stipendi. Anche queste due società viste che sono pubbliche al massimo entro la fine 2011, dovranno rassegnare i propri servizi ( inesistenti) ricorrendo al mercato.

Per non parlare poi della “famosa” società pubblica che dovrebbe gestire il Sistema Idrico Integrato dell’Ato3. Ammesso che il garante per la concorrenza, autorizzi o (abbia già autorizzato) la costituzione della Società Pubblica “in house” che dovrebbe gestire il SII, l’Ato3 (fino a che Acea spa non è sicura di avere per se anche la concessione sulla sorgente “Peschiera-Le Capore”, non “caccerà” un centesimo) non riceverà i 3 milioni (che  tra l’altro sono insufficienti per la capitalizzazione) “promessi” dall’Ato2 in cambio della privatizzazione della sorgente “Peschiera-LeCapore”. Ma tutto questo non è una novità.

Già dal giugno 2007 e già prima della scelta della gestione pubblica dell’Ato3, si sapeva che L’Ato2 (Acea Ato2 spa) non voleva ratificare l’accordo che consentiva ad Acea Ato2 spa di gestire per 30 anni la sorgente “Peschiera-Le Capore” e di conseguenza che non sarebbero arrivati i soldi per capitalizzare la Società Pubblica che doveva gestire il SII dell’Ato3. In virtù di questo, se ce ne fosse stata veramente la volontà di proseguire sulla strada della Società “in house”,si  sarebbe potuto chiedere già dall’anno 2007, un finanziamento alla Regione Lazio, come ha fatto per esempio, l’Ato della Provincia di Viterbo, che ha ricevuto 7,5 milioni di euro per la costituzione della società pubblica che dovrà gestire il proprio SII. T

utto ciò, secondo detto Decreto, obbligherà l’Ato3 entro gennaio 2011 ad individuare mediante gara il gestore del suo SII privatizzando la gestione dell’Acqua. Esiste un solo modo per salvare i Servizi Pubblici di rilevanza economica (Acqua, Gas, Trasporti, Energia e Rifiuti) dalla Privatizzazione e le conseguenze che ne derivano (costi maggiori, peggioramento del servizio e grande rischio di perdita di posti di lavoro) ed quello, che gli enti locali dichiarino con relativa deliberazione (come per esempio ha fatto la Regione Puglia per l’acqua e la sua gestione) che tali servizi e la loro gestione non hanno SCOPO DI LUCRO e sia attuata attraverso Consorzi Pubblici (art.31 del D.Lgs. n. 267/2000) e Agenzia Speciale (art.114 del D.Lgs. 267/2000). Gestioni quest’ultime che oltre a sottrarli alle leggi di LIBERO MERCATO, consentono un notevole risparmio economico, soprattutto per i Comuni. Basti pensare che un Agenzia Speciale può essere costituita con solo 120.000 euro (di cui solo 20.000 in cassa).

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