Amatrice, “Una storia di rinascita”. La lettera di Roberto

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“Ciao, sono Roberto Spurio e vengo da Amatrice. La mia esperienza ha inizio il 24 agosto 2016, quando un terremoto ha devastato buona parte dell’Italia centrale, spazzando via anche la nostra cittadina, provocando gravi perdite e danni ingenti. Ancora oggi proseguono le scosse e molte persone continuano ad aver paura e a sentirsi abbandonate, nonostante si trovino al sicuro nel container o nelle soluzioni abitative di emergenza.

Non nascondo che è stata veramente dura da quel giorno andare avanti. Io quella notte ho perso mia mamma, i miei nonni paterni, zii e amici; in più mio papà è stato ricoverato in ospedale, e mi è stato impossibile raggiungerlo, a causa della viabilità compromessa. Così, mi sono ritrovato da solo con mia sorella più piccola, gli altri nonni, la sorella di mia madre e i miei cugini, con cui abbiamo vissuto subito dopo questi fatti.

Vedendo la mia famiglia soffrire per tutte queste perdite, e non sapendo come aiutare, ho smesso di pensare a quello che era successo. Cercavo di stare vicino a tutti, nascondendo le mie emozioni dietro un “falso” sorriso. Ero consapevole di essere vivo per miracolo: ferito, mi ero tirato fuori da sotto le macerie da solo. Quella notte il mio corpo aveva agito per istinto, tanto da non farmi sentire il dolore. Con il tempo, quando la mia famiglia è tornata autonoma nelle piccole cose, il mio atteggiamento di negazione si è rivelato autodistruttivo. Prendendomi del tempo per pensare e uscire da casa – perché prima le ferite non mi permettevano di camminare a lungo- ho iniziato a realizzare ciò che era accaduto, a sentire e a capire i miei sentimenti. Il dolore e la sofferenza si erano trasformati in odio e rabbia, non volevo l’aiuto di nessuno, nemmeno della mia famiglia, perché non volevo che ricadessero nel dolore per causa mia.

Dopo un anno, facendo i miei bilanci, mi sono reso conto di essere cambiato in peggio. Ero diventato qualcuno che non avrei mai voluto essere: uno che non pensava più agli altri, ma solo a piangersi addosso. Vivevo tra il letto dei container e la scuola, non curandomi più di nulla, deluso anche dalla cattiveria che vedevo nelle persone. Intorno a me il tessuto sociale si era sfaldato: invece di unirsi per il bene del nostro paese, ognuno pensava per sé, infangando gli altri come poteva. Chiuso nella mia piccola realtà di Amatrice, avevo abbandonato i miei ideali, cadendo in un degrado interiore, senza più speranza nel mondo, nelle persone. Avevo perso anche la fede.

Poi, un giorno, è arrivato ad Amatrice, Uccio, un operatore della Caritas: questo ragazzo che neanche conoscevo veniva a svegliarmi nel container, m’invitava ad andare con gli altri ragazzi alla sede della Caritas. Per tutta l’estate del 2017, non ne ho mai voluto sapere nulla.

Mi ero chiuso in me stesso, e pensavo solo a me stesso, e al bene che potevo trarre, non curandomi di chi avevo intorno. Però, io non volevo essere così. Il comportamento di quel ragazzo che neanche mi conosceva mi attirava, per la sua gratuità nel volerci bene. Così, un giorno ho accettato. Nei locali della Caritas, ho ritrovato tutti i miei amici e anche tutti i volontari che erano arrivati sul posto. Grazie a Uccio, organizzando spesso attività per tutti i ragazzi, mi è tornata la voglia di fare, di amare e la speranza nelle persone. Dentro di me la luce si è riaccesa.

Quando, dopo un anno, di servizio, Uccio ha finito il suo periodo di volontariato, mi ha invitato ad andare a Matera, a casa sua. Lì, dopo tanto, ho trascorso quattro giorni di normalità, riuscendo ad allargare i miei orizzonti oltre i confini delle montagne della mia terra.

Tuttavia, continuavo a pensare a lui come ad un’eccezione tra i volontari…

Poi, verso la fine di dicembre del 2017 mi è arrivato un messaggio che diceva: «Ciao, sono Gas il 30 dicembre è il mio compleanno, festeggerò con una cena giù a Torrita. Fammi sapere se ci sei!». Come ho detto non ero solito legare con i volontari, ma quella volta, non so per quale motivo ci sono andato.

Gas, lo avevo visto solo poche volte, per giocare a calcetto con gli amici, era sempre accompagnato da una ragazza, Silvia, con cui non avevo mai parlato prima e che mi limitavo a salutare.

Quella sera, nei container a Torrita, dove erano ospitati i volontari, c’era tanta gente che non conoscevo, ma Gas me li ha presentati tutti, e io che di solito dimenticavo i nomi, quel giorno li ho fissati bene in mente, associandoli immediatamente ai volti. C’era un calore diverso nei container, sembrava di conoscersi da sempre, come se fossimo tutti amici di vecchia data. Questa cosa è continuata anche dopo, nel quotidiano. Grazie a queste persone, nel momento più buio della mia vita, la mia piccola fiamma, pian piano è diventata una luce in grado di illuminare anche altri. Mi hanno fatto capire molte cose e crescere a livello personale… in maniera spaventosa!

Ho capito cosa voglio davvero e, soprattutto, chi sono. Grazie al loro modo di essere, al loro coraggio, ai loro ideali e ai loro sorrisi, ho ritrovato me stesso. Prima di partire per Matera, ho approfittato per fare tappa a Roma, e passare un po’ di tempo con alcuni di loro. In quei giorni ho conosciuto tanta altra gente e ho capito che fuori c’era ancora vita, che anche se si è in pochi, si inizia sempre a contare da uno per arrivare a grandi numeri, e che io avevo la possibilità di essere quell’uno e non potevo negarlo al mio paese.

Nel frattempo, ho ritrovato anche la fede, nel senso che l’ho rinnovata. Non potevo più negare la Sua esistenza, ora che avevo conosciuto questi ragazzi. Così, ho riacquistato la serenità e la tranquillità di una volta, e mi sento di nuovo pronto ad affrontare la vita con il sorriso, consapevole che non sarò mai più solo.

A queste splendide persone sarò per sempre grato, per la luce che hanno acceso lungo la mia strada quando tutto era buio, per le risate e la forza che mi hanno dato, per la sincerità dei loro abbracci e parole, per il calore della loro amicizia e dei loro sguardi, per il semplice fatto di aver lasciato i loro doveri e piaceri ed essere partiti. A tutti loro, devo un grazie immenso perché se ho ritrovato la sincerità del mio sorriso è grazie a quello che fanno ogni singolo giorno.

Ora sono una persona rinata, e grazie a loro oggi posso dire: «Ecco, questo è Roberto».

Basta piangersi addosso, il passato ormai è andato, e aspettare il domani per agire è troppo tardi, bisogna vivere oggi e farlo al meglio. Ora più che mai voglio viaggiare e conoscere nuove persone, punti di vista, città e culture, portando aiuto a chi ne ha bisogno. Mi sono ritrovato nei piccoli viaggi e voglio crescere nei grandi, portando ovunque io vada belle esperienze, amore e sorrisi”.

FONTE: andareoltre.org

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