ALLA BRAVA DOTT.SSA BUFACCHI

Fiaccolata in difesa del lavoro a Rieti
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A seguito delle dichiarazione della responsabile del CNA di Rieti Enza Bufacchi, nelle quali afferma di dover ripartire dalle produzioni dei prodotti locali, come avviene già in alcune zone della nostra provincia, essendo ormai l’industria un discorso superato nel nostro territorio, rispondono Luigi D’Antonio Fiom Cgil, Giuseppe Ricci Fim Cisl, Franco Camerini Uil  e RSU della Schneider di Rieti.

La fiaccolata di venerdi è stato un primo segnale importante di coesione del territorio e di come si deve rispondere tutti uniti per difendere l’occupazione a Rieti.

Venerdi sera i lavoratori del nucleo industriale hanno potuto vedere che dietro i loro problemi c’é un’intera comunità, che, comincia diffusamente a rendersi conto che è ormai minacciata  la sopravvivenza dell’intero tessuto economico e sociale di questa provincia.

Non possiamo quindi non restare perplessi rispetto a quanto dichiarato sulla stampa locale  dalla direttrice della CNA di Rieti, dottoressa Enza Bufacchi. Come spesso accade nel nostro territorio, di fronte ad un unità di intenti per raggiungere un obbiettivo, c’é sempre qualcuno che rompe il fronte proponendo soluzioni alternative. Come sostenuto anche in passato il problema del nostro territorio non é la dimensione ma la divisione, quella che purtroppo ci ha portato in questi condizioni. Possibile che le lezioni del passato non ci hanno insegnato niente?

Vorremmo ricordare alla dottoressa Bufacchi, i cui argomenti sono cominciati a circolare da 20 anni con il risultato che si sono perse occasioni per ottenere leggi e misure di sostegno allo sviluppo industriale, che non lo dicono solo le Otganizzazioni Sindacali che non c’é sviluppo di un territorio se non é agganciato ad uno sviluppo dell’industria ma lo sostenne anche tempo fa il professor De Rita in un convegno proprio nella nostra città. Non ultima a sostenere queste cose é la cancelliera tedesca Merkel ma senza andare oltre confine basta leggere dichiarazioni di ogni parte e ad ogni livello. Questo non significa che non vada valorizzato lo sviluppo delle risorse locali, ma questo non può essere alternativo all’industria o con franchezza una risposta alla mancanza di Industria. Nelle Regioni limitrofe che cita la dottoressa Bufacchi, vorremmo ricordarle che operano molte industrie  e infatti le comunità cercano di difenderle e chiedono politiche di sviluppo industriale. In Toscana non mollano sugli impianti siderurgici come a Terni per le Acciaierie.

La CNA ci deve aiutare a spiegare però ai 200 lavoratori della Schneider, ai 300 della Solsonica e gli oltre 200 della Ritel , solo per citare quelle più grandi, che il loro problema e quello di migliaia di cittadini ormai senza occupazione sarà risolto dallo sviluppo e dalla valorizzazione delle risorse locali (dalle lenticchie, al pecorino, ecc.). Se ciò non è possibile o se in realtà lo sviluppo industriale (anche la trasformazione e la commercializzazione delle risorse locali richiederebbe unattività di tipo industriale) resta prioritario a qualsiasi altro settore allora lavoriamo fino in fondo e cerchiamo allo stesso tempo di non lasciare indietro nessuno.

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